Dal vento ai bottoni, ecco i piccoli musei

Il 18/6 prima Giornata Nazionale all'insegna dell'accoglienza

di Marzia Apice ROMA

TRIESTE - Immaginare i soldati che tra le cime e i ghiacciai delle Alpi si scontrarono nel Primo Conflitto Mondiale e scoprirne le storie nelle stanze del Museo Marmolada Grande Guerra, il più alto d'Italia e d'Europa, a 3000 metri d'altezza. Oppure lasciarsi stupire dalle meraviglie del vento, nel Museo della Bora di Trieste. O magari fermarsi a leggere parole e ricordi che la contadina-scrittrice Clelia Marchi lasciò indelebili su un lenzuolo custodito nel Piccolo Museo del Diario a Pieve Santo Stefano, in provincia di Arezzo. E ancora, imparare secoli di storia, dal Rinascimento a oggi, semplicemente seguendo l'evoluzione dei bottoni, nel Museo del Bottone di Sant'Arcangelo di Romagna. E' solo un assaggio dell'incredibile ricchezza ospitata nei Piccoli Musei, realtà espositive spesso minuscole distribuite in tutto lo Stivale. A chi li visita, spesso gratuitamente, accanto allo stupore della conoscenza e alla novità di un'esperienza originale, viene dato qualcosa in più: il calore di un'accoglienza autentica.

    Forse non tutti sanno che esiste addirittura il Grand Tour dei Musei Sorridenti (una mappa dei musei più abili nel prestare una particolare cura al visitatore) e che il prossimo 18 giugno verrà organizzata la prima Giornata Nazionale dei Piccoli Musei su tutto il territorio italiano. Un'attività dunque fervente, che però resta nascosta. Eppure i piccoli musei rappresentano il 98% delle realtà espositive nazionali: a censirli, promuoverli e riunirli sotto un'unica voce ci pensa da 7 anni l'Associazione Nazionale Piccoli Musei - APM, che cerca di risolvere le difficoltà che strutture come queste affrontano quotidianamente. Una di queste è arginare la burocrazia, che per esempio impedisce loro di essere riconosciute come musei. La questione non è certo gareggiare con gli Uffizi o la Pinacoteca di Brera; anzi, tutto il contrario. In luoghi spesso affidati alle associazioni e al volontariato, è ovvio che non si può pretendere un'apertura al pubblico 6 giorni su 7 per 8 ore al giorno: qui la chiave per sopravvivere è differenziarsi e continuare a proporre un'esperienza resa unica dal contributo umano di gestori che sono vere e proprie guide private per il visitatore. "La grande realtà museale italiana è data dai piccoli musei, anche se di preciso nessuno sa quanti siano. Secondo l'Istat e il Mibact sono circa 4600, secondo noi più del doppio, almeno 10000", spiega all'ANSA Giancarlo Dall'Ara, fondatore dell'APM, "le politiche sono fatte sui grandi musei, che sono un'eccezione, meravigliosa senza dubbio, ma non sono la norma".
    "Noi abbiamo proposto di distinguere i piccoli musei dai grandi.
    Noi piccoli non siamo musei incompiuti o in versione ridotta.
    Siamo diversi - prosegue -, più piccoli in termini di dimensione e personale, ma molto più radicati nella comunità perché il nostro è un legame fortissimo con il territorio. E' questo l'elemento identitario che ci rende unici: da qui nascono il volontariato e la gratuità del biglietto". L'appello non è rivolto solo alle istituzioni, perché anche i piccoli musei devono fare la loro parte, "imparando una nuova cultura gestionale, senza copiare le realtà più grandi, ma differenziandosi. Il problema non sono i soldi, ma la burocrazia". Per questo l'Associazione il 18 giugno organizzerà, del tutto autonomamente, la prima Giornata Nazionale dei Piccoli Musei, "nel corso della quale gli utenti si troveranno di fronte a un gesto di accoglienza tangibile". "Ognuno infatti riceverà un dono: non merchandising ma l'identità stessa del museo", prosegue Dall'Ara, "magari 3 semi di un pomodoro antico o un brano suonato su uno strumento d'epoca".
   

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