Non solo dolore, cimiteri scrigni d'arte per turisti

+55% visite triennio, mercato potenziale 7 mln stranieri

Cinzia Conti ROMA

 Ha ragione Foscolo: anche se "all'ombra dei cipressi e dentro l'urne" il sonno della morte non è affatto meno duro, la "corrispondenza di amorosi sensi" che si respira nei cimiteri può sopire almeno per un po' il dolore di chi ha perso qualcuno che amava. Inoltre i luoghi del riposo eterno sono custodi non solo della memoria della collettività e della storia ma anche dell'arte. Veri musei a cielo aperto - da quello di Staglieno a Genova fino al Verano di Roma, dai cimiteri monumentali di Milano e Torino alle Porte Sante di Firenze, dal San Michele in Isola di Venezia alla Certosa di Bologna, come dimostra anche il documento sottoscritto qualche settimana fa dal ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo che prevede la creazione di un Atlante dei cimiteri monumentali e del turismo della memoria.

    Ad analizzare questo tipo di turismo, il tombstone tourism, all'estero già molto apprezzato ma che comincia ad affascinare e coinvolgere un numero sempre crescente di italiani una ricerca di Jfc, di cui l'ANSA può anticipare i contenuti. Nel 2016 si stima saranno 102.000 i visitatori complessivi nei 90 cimiteri italiani di interesse turistico: un dato in forte crescita, con un incremento - nell'ultimo triennio - del +55,9%. Un altro dato interessante è quello del livello d'internazionalizzazione, anch'esso praticamente raddoppiato nel triennio, che è passato dal 13,2% al 24,1%. Cultura e architettura, visite a personaggi storici e ricerca interiore sono i fattori che sostengono la crescita del fenomeno, che ha un mercato potenziale di 450.000 Italiani e 7,2 milioni di residenti nei soli Paesi anglosassoni.

    Ma i cimiteri di "potenziale interesse turistico", secondo lo studio di Jfc, in Italia sono quasi più del doppio dei 90 che attualmente offrono anche servizi e circuiti per i visitatori, o posseggono le caratteristiche per avviare immediatamente questo "percorso": sono infatti ben 192 quelli che potrebbero attrarre visitatori e sono localizzati in prevalenza in Toscana (13% del totale nazionale), in Sicilia (10,4%) e in Emilia Romagna (9,9%). Poi, ancora, in Piemonte (8,3%), Lazio e Lombardia (rispettivamente con il 7,3% del totale nazionale). Un altro dei segni che dimostrano come l'Italia, anche in questo tipo di turismo, sfrutta al minino le sue potenzialità è che solo 18 fanno parte dell'Association of Significant Cemeteries in Europe (Asce). Anche se qualcosa sembra muoversi: lo dimostra il fatto che ad esempio Staglieno, uno dei più belli d'Italia, è da poco diventato interattivo grazie a una rete wi-fi dedicata.

    Quanto ai personaggi famosi, se l'interesse principale è concentrato sulle tombe di musicisti e cantanti con il 32,7% delle visite, ci sono poi quelle di poeti e scrittori (21,9%), di artisti e pittori (12,4%), di registi e attori (9,5%) ma anche di politici e statisti, sportivi e industriali. Un discorso a parte meritano infine i molti cimiteri acattolici italiani, da Livorno a Roma, da Firenze a Bagni di Lucca o Sanremo. Sono infatti questi quelli più visitati dagli stranieri: americani e inglesi, tedeschi e norvegesi, ma anche danesi, francesi, australiani, etc. frequentano questi cimiteri per un fattore culturale legato, però, sempre ai personaggi che riposano in questi luoghi. Basti pensare che il solo cimitero degli Inglesi di Firenze ospita ben 1409 tombe di personaggi e autorità di 16 diverse nazioni.

 RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA