Il mare di sofferenza dei cavalli di Aceves

40 sculture dell'artista messicano nell'area archeologica di Roma

di Nicoletta Castagni ROMA

ARCO DI COSTANTINO -  Cavalli apodi monumentali, bronzi lucenti od ossidati, sabbiati come se dopo secoli fossero emersi dalle profondità del mare, su una barca, a capo del relitto di una flotta, legni, marmi, granito testimoni di vittorie o di cocenti sconfitte: è 'Lapidarium', il progetto espositivo dell'artista messicano Gustavo Aceves, allestito fino all'8 gennaio in un un percorso che va dall'Arco di Costantino alla Piazza del Colosseo ai Mercati di Traiano, dove questa contemporanea allegoria del dolore trova il suo dispiegamento ideale. In tutto 40 sculture imponenti, alte dai tre agli otto metri, lunghe fino a 12, che via via si amplierà in un tour che attraverserà il mondo e che è partito lo scorso anno da Berlino, dalla Porta di Brandeburgo.

"Porterò la mia opera in ogni capitale dove sia ospitata una quadriga storica", ha detto partecipando alla vernice per la stampa lo stesso Aceves, che ha realizzato questo vero e proprio esercito di sculture equestri nelle fonderie e nei laboratori di Pietrasanta (dove vive e lavora) durante gli ultimi sei anni. Di indubbio impatto spettacolare, il progetto è stato ideato guardando alla lezione formale degli antichi, ma al tempo stesso filtrandolo attraverso le suggestioni del concettuale per raccontare il dramma delle migrazioni, degli scontri di civiltà, alla ricerca di un dialogo forse possibile. Negli spazi archeologici della città eterna, l'infinita serie di cavalli mutilati e adagiati su barche sconnesse prende nuova vita e rafforza il significato complesso e articolato di ogni gruppo scultoreo. Del resto, ha spiegato il curatore dell'esposizione romana Francesco Buranelli (già direttore dei Musei Vaticani), il cavallo è stato un potente simbolo di libertà e forza per millenni, dalle pitture rupestri di Lascaux fino alla Quadriga di San Marco, a Venezia, che è stata la fonte di ispirazione per Lapidarium.

Nonostante tutto, non c'è niente di vittorioso nei potenti cavalli di Aceves. Sempre seguendo l'iconografia dei maestri rinascimentali, le barche che li trasportano rievocano il viaggio di Caronte negli inferi, mentre in alcuni casi quei possenti corpi dalle forme scavate contengono teschi umani, a suggerire una versione del cavallo di Troia in cui solo la morte e la sofferenza arrivano clandestinamente a terra. Lapidarium è dunque un monumento all'instabilità dell'oggi e un modo per ricordare che la migrazione e la diaspora rappresentano una storia condivisa da tutti i popoli della Terra, dagli spostamenti dei primi esseri umani dall'Africa per popolare l'Europa fino alle conseguenze causate da guerre e intolleranze religiose.

Nelle nicchie dei Traianei o negli spiazzi che guardano ai Fori, le sculture equestri sono spesso sormontate da Totem, da idoli africani in pietra, che rappresentano l'incontro con il futuro. Altra rilevante suggestione è il colore di questi destrieri bloccati nel loro impeto vitale, cristallizzati nel movimento. Il cavallo bianco rappresenta il Mar Mediterraneo (detto 'Mar Bianco' da Arabi e Turchi), mentre quello rosso, fuso nel ferro ossidato, simboleggia appunto il Mar Rosso che si aprì agli Ebrei in fuga dall'Egitto e in cammino verso la terra promessa. Così il cavallo nero, realizzato con materiali poveri, allude al Mar Nero luogo cruciale dei passaggi da e per l'Oriente. Infine, il cavallo verde, fuso in bronzo e patinato, è l'emblema del Mar Morto, il mare senza onde e senza vita. Se nel 2015 'Lapidarium-To Pass Boundaries' è stato inaugurato con 21 cavalli all'ombra della Quadriga della Vittoria, alla Porta di Brandeburgo, per il settantesimo anniversario della fine della seconda guerra mondiale, le prossime tappe, dopo Roma, comprenderanno nel 2017 Istanbul, Parigi e Venezia nel corso. Il tour si concluderà nel 2018 con un'installazione di Lapidarium formata da 100 opere nella grande Piazza Zocalo di Città del Messico.

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