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Slow Food propone marchio per veri prodotti montagna

Pascale, 'serve a far valere qualità su piano commerciale'

Redazione ANSA

BRA (CUNEO), 19 SET - Un'etichetta che certifichi tutte le produzioni alimentari di montagna. A proporlo, per premiare chi produce nelle 'terre alte' e le stesse qualità dei prodotti è il presidente di Slow Food Italia, Gaetano Pascale, durante la 10/a edizione di Cheese che è stata dedicato proprio alle 'terre alte' e alle 'sorgenti del latte'. "Le montagne sono territori 'a rischio, ma intorno ad essi cresce, però, la consapevolezza della qualità e delle difficoltà che stanno portando alla scomparsa di intere produzioni".
"In montagna si produce meglio, ma meno - spiega Pascale -.
Il problema è che mancano gli strumenti per far valere questa qualità dal punto di vista commerciale. Il litro di latte viene venduto sempre allo stesso prezzo". E così, le regole del libero mercato rischiano di spazzare via centinaia di attività. "Con un danno collettivo. Se le montagne si spopolano, se i pascoli scompaiono ne risente prima di tutto l'ambiente, ma anche il consumatore, a cui mancheranno opzioni migliori e più salutari".
Per arginare la fuga da malghe e borgate, secondo Slow Food occorre agire in più direzioni: "Sostenere il turismo, l'agricoltura, la zootecnia di montagna, anche con incentivi, defiscalizzazioni, agevolazioni burocratiche per le aziende". Va premiato chi decide di rimanere o tornare in quota per riprendere le lavorazioni tradizionali, in un territorio che offre sempre meno in termini di servizi, trasporti, scuole. Ecco perché Slow Food Italia ha dedicato Cheese 2015 anche ai giovani casari.
"Penso ad Antonio Facenna - dice Pascale -, allevatore di 24 anni che proprio un anno fa è morto nell'alluvione del Gargano, travolto dal fango mentre tornava nel piccolo consorzio di famiglia, dove si dedicava alla produzione del caciocavallo podolico". Un lavoro che per il giovane era diventato metafora di vita: "Di quel poco che la terra offre bisogna saper trarre il meglio", diceva agli amici.
Storie e qualità che vanno trasmesse, rese riconoscibili anche sullo scaffale del negozio. "Penso a un marchio, un'etichetta - suggerisce il presidente di Slow Food - che garantisca e metta in evidenza le produzioni d'altura". Ma non basta. A chi compra e consuma vanno dati più strumenti per conoscere, informarsi. E' un lavoro lungo e complicato - osserva Pascale -. Bisogna investire sulla scuola, partendo dai bambini per migliorare la spesa delle famiglie".
A ottobre Slow Food promuoverà per la seconda volta gli Stati Generali dell'Appennino. Qui la situazione è ancor più drammatica, perché spesso manca anche la ricchezza che altrove viene portata dal turismo. E così si assiste alla desertificazione di interi abitati. "Ma l'aspirazione - conclude Pascale - è quella aprire anche gli Stati generali delle Alpi, delle Dolomiti e di tutte le terre alte. Perché i problemi sono spesso comuni".

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