Obiettivi Green Deal europeo, Italia parte in pole position

Fieragricola-Nomisma, promossi in sicurezza alimentare e bio

Redazione ANSA ROMA
(ANSA) - ROMA, 22 GEN - L'Italia parte in vantaggio sul Green Deal europeo. Secondo una studio realizzato dall'Osservatorio Fieragricola-Nomisma, illustrato oggi in occasione della presentazione dalla 114/a edizione di Fieragricola, l'agricoltura italiana, in attesa del piano operativo sull'economia verde più importante della storia, sia già in vantaggio su uno dei paradigmi cardine: la salubrità e la sicurezza dei suoi alimenti, che presentano le percentuali più alte di prodotti che secondo i controlli dell'autorità per la sicurezza alimentare (Efsa) risultano essere assolutamente privi di residui, meglio di quanto possano vantare Francia, Spagna e Germania.

Buone notizie anche sul fronte degli sprechi, con i rifiuti alimentari pro-capite (126 kg annui) del 16% inferiori alla media europea e in forte calo nell'ultimo decennio. Dalla tavola alla terra, secondo il report di Fieragricola-Nomisma, le virtù si sommano: lo Stivale detiene il record Ue di superficie e incidenza bio per seminativi e colture permanenti con 1,5 milioni di ettari, davanti a Francia, Spagna e Germania, mentre calano anche le emissioni di gas serra (-12,3% negli ultimi vent'anni secondo Eurostat), che incidono per il 7% sul totale delle emissioni contro il 10% della media europea. Ma la sensibilità green degli agricoltori e dei prodotti italiani è ancora più evidente alla prova di agrofarmaci e fertilizzanti.

Secondo l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), nell'ultimo decennio se ne è fatto sempre meno uso e spesso i consumi si sono dimezzati: è il caso degli insetticidi (da 1,2 kg di principi attivi ad ettaro a 0,6 kg), dei fungicidi (-30%), degli erbicidi (-20%), ma anche di azoto (-25%), anidride fosforica (-36%), ossido di potassio (-50%).

"Emergano gli enormi sforzi fatti negli anni dagli agricoltori italiani - conclude il responsabile agroalimentare di Nomisma e curatore dello studio, Denis Pantini - per rendere la propria attività più rispettosa dell'ambiente soprattutto a fronte delle calamità prodotte dai cambiamenti climatici. Una sostenibilità ambientale che però non può essere scollegata da quella economica. Ma da questo lato, purtroppo, negli ultimi cinque anni i redditi delle imprese agricole italiane non si sono mossi, a fronte invece di quelli degli agricoltori spagnoli e francesi".(ANSA).

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