Agricoltura, senza infrastrutture non c'è competitività

Solo 1 impresa su 10 lega l'1% del fatturato alle vendite online

Redazione ANSA ROMA

ROMA - Senza infrastrutture non c'è competitività delle imprese, in particolare dell'agroalimentare che, con i consumi interni al palo, devono cavalcare lo sviluppo del commercio online e dell'export in mercati emergenti extra Ue. Freno tirato dunque per lo sviluppo di un comparto che conta 1,3 milioni di imprese, un quarto del totale, con 3,2 milioni di occupati. E' il grido d'allarme del comparto produttivo riunito  a Grow!, seconda edizione del forum promosso da Agrinsieme, il coordinamento nazionale che riunisce Cia-Agricoltori Italiani, Confagricoltura, Copagri e Alleanza delle Cooperative Italiane dell'Agroalimentare con la partecipazione del sottosegretario alle Politiche agricole Franco Manzato e del ministro delle infrastrutture e trasporti Danilo Toninelli. .

''L'Italia - ha sottolineato il presidente di Agrinsieme, nonché n.1 di Copagri, Franco Verrascina - è all'11/mo posto nell'Unione Europea per presenza di infrastrutture fisiche, e il gap rispetto ad altri Paesi competitor aumenta nelle reti rurali. Oltre a ciò il prevalere del trasporto su gomma e i costi dell'energia superiori alle medie Ue non aiutano rendere le imprese agricole italiane ancora più competitive sui mercati internazionali''. Forte il gap anche in ambito digitale: secondo lo studio Nomisma per Agrinsieme, solo un'impresa su dieci realizza almeno l'1% del proprio fatturato mediante vendite online, mentre l'incidenza arriva all'1,7% in media nell'Unione Europea.

''In Italia - ha detto il responsabile d'area Nomisma, Denis Pantini - l'e-commerce nel Food&Beverage risulta ancora limitato (0,5%) e sono solo il 24% delle imprese ad avere un accesso a Internet a 4 Megabyte. Anche i costi della logistica vedono l'Italia al 19/mo posto, sotto competitor quali Germania, Paesi Bassi, Regno Unito e Francia''. Per il presidente della Cia, Dino Scanavino, ''le infrastrutture sono importanti anche nella viabilità secondaria. Dai campi è complicato raggiungere centri di stoccaggio e ricevere mezzi tecnici pensati solo per viaggiare in autostrada. I treni merci poi sono incompatibili con le linee ad Alta velocità, e chi pensa di far viaggiare di notte le merci non conosce il mercato del fresco: l'agroalimentare deve arrivare quando serve''.

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