Tutti pazzi per il food delivery, il fatturato raddoppia nel 2019

In aumento del 56% rispetto al 2018, pari a 566 milioni euro

Sabina Licci ROMA

Una conquista di libertà di tempo e sapori, una coccola che può diventare una trappola per isolarsi e nascondere altri problemi. E' la spiegazione dal punto di vista psicologico del successo del food delivery, vero fenomeno sociale in un Paese del 'fatto in casa' per eccellenza. Primo comparto del mercato on line nel 2019 con 566 milioni di euro, registra un tasso di crescita del 56% in un anno, come conferma l'Osservatorio eCommerce B2c del Politecnico di Milano e di Netcomm.

Ed è boom per tutte le piattaforme che proliferano da Milano, città al top per le richieste di cibo, a Roma e Torino, incalzate da Napoli, Lecce e Palermo. Oggi il 93% dei centri con oltre 50 mila abitanti ha servizi di consegna a domicilio, (74% nel 2017) e il 47% degli italiani può ordinare online (33%). Pizza, gelato, hamburger, ramen e wok i piatti più ordinati più per la cena che per il pranzo, dove tra le app la più popolare è Just Eat con 555 mila ricerche mensili e Deliveroo con oltre 142 mila. Basti pensare che secondo l'analisi di Semrusch sul posizionamento on line dei motori di ricerca, la domanda "cena a casa" supera in Italia di quattro volte le ricerche su Google "cena al ristorante".

"E' il fascino delle coccole a cui è difficile sottrarsi", spiega all'ANSA, Angela De Marco, medico psichiatra esperta del comportamento alimentare, "una conquista che può diventare la scorciatoia che permette di non affrontare i propri fantasmi, diventando una trappola molto triste". E' l'impatto, ad esempio, che può avere su chi è affetto da disturbi del comportamento alimentare come la bulimia nervosa, il binge eating o i dipendenti dall'alcol. "In questi casi può coprire un'emergenza, dove le persone, non essendo costrette ad affrontare la 'vergogna' associata alle loro richieste compulsive, possono accedere alle sostanze d'abuso comodamente 'nascoste' in casa, ritardando il momento di chiedere aiuto, mediato anche dall'imbarazzo sociale che il cibo a domicilio azzera". Negativo è anche l'impatto psicologico su chi soffre di ansia sociale e tende all'isolamento.

Motivazioni negative ma anche tante positive. Secondo il medico, oltre alla mancanza di tempo per la spesa, la comodità di organizzare al volo una cena con gli amici e alla pigrizia di mettersi ai fornelli, c'è la voglia di assaggiare cibi che a casa non si è in grado di preparare. "Internet e tv creano il desiderio di conoscere nuovi piatti - precisa De Marco - con un effetto stimolatore senza esporre agli eccessi a cui porta necessariamente il ristorante". Valenza positiva ha anche il fatto di farsi coccolare dopo una giornata di lavoro, concedendosi di essere serviti, "una sorta di status che forse vale ancora più per la donna, con un bel riscontro in termini di autostima". Bene anche l'impatto sui single che difficilmente si dedicano alla cucina, con il rischio "di mangiare sempre i soliti cibi che, quando non sono tristi possono essere poco sani, mentre il food delivery consente di farsi coccolare evitando di mangiare da soli al ristorante".

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