Primo robot addestrato a 'spiare' i neuroni

Più preciso dei biologi in carne e ossa, 'parla' anche italiano

Redazione ANSA

di Monica Nardone e Elisa Buson

Realizzato il primo robot capace di 'spiare' i neuroni nel cervello: li individua in maniera automatizzata, li 'aggancia' e registra la loro attività elettrica in modo più accurato e preciso di quanto non riescano a fare i più esperti biologi in carne ed ossa. Descritto sulla rivista Neuron, il robot è stato 'addestrato' all'Imperial College di Londra e conta fra i suoi 'insegnanti' anche un italiano, l'esperto di nanotecnologie Luca Annecchino, convinto che questa tecnologia potrà mettere il 'turbo' alla ricerca sul cervello e sulle malattie neurodegenerative come l'Alzheimer. 

"Il nostro sistema - spiega Annecchino all'ANSA - è in grado di posizionare automaticamente dei microelettrodi sulla membrana di neuroni che sono stati precedentemente 'taggati' e resi riconoscibili con proteine fluorescenti. A posizionamento ultimato, il sistema robotico 'cattura' il neurone, aspira una piccola porzione della sua membrana, la perfora e ottiene registrazioni della sua attività elettrica". Questa tecnica, nota come 'patch clamp in vivo', "è estremamente laboriosa e finora è stata eseguita manualmente solo da pochissime persone nel mondo, perché richiede molta esperienza.

Il nostro gruppo - prosegue Annecchino - è stato il primo ad automatizzare questa tecnica attraverso un sistema robotico". E i risultati sono stati sorprendenti. "Abbiamo comparato le performance della nostra piattaforma con l'approccio manuale convenzionale - racconta l'esperto - e abbiamo osservato che il nostro sistema robotico è più veloce e accurato rispetto agli operatori umani. L'impatto di tale automazione ha il potenziale per rendere questi esperimenti più accessibili e permettere a più laboratori nel mondo di usarla nella ricerca neuroscientifica e biotecnologica".

Per ora il sistema è stato testato solo sui topi, "ma ha il potenziale per essere esteso anche ad altri modelli. Il passo successivo sarà quello di impiegarlo per studiare in che modo i circuiti neurali vengo modificati dall'Alzheimer così come da altre malattie neurodegenerative o neuropatie".

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