Sperimentazione animale, a rischio molte ricerche in Italia

Ricercatori, procedura infrazione Ue se non si cambia legge

Redazione ANSA

Dal gennaio 2020 la ricerca sulle sostanze d'abuso, così come quella sui trapianti da animali a uomo, rischiano di essere proibite in Italia se non verrà modificata la legge in materia di sperimentazione animale. Lo ha detto Giuliano Grignaschi, direttore della piattaforma Research4life, al lancio della petizione 'Salviamo la ricerca biomedica in Italia', presentata a Milano.

"La normativa italiana sulla sperimentazione animale è molto più restrittiva della direttiva europea del 2010 - precisa - e se non verrà modificata entro dicembre, l'Italia subirà una procedura di infrazione dall'Europa. Non solo, alcune linee di ricerca, su cui ora c'è una moratoria, rischiano dal prossimo gennaio di non essere più permesse". Diventerebbero quindi vietati gli studi sugli animali per gli xenotrapianti d'organo, o quelli sulle sostanze d'abuso. Visti i tempi però, aggiunge Silvio Garattini, presidente dell'istituto Mario Negri di Milano, "speriamo nel Milleproroghe per evitare l'infrazione e avere una moratoria di altri 3 anni, perchè non c'è tempo ora per fare una legge entro dicembre".

I ricercatori hanno voluto sottolineare come in Italia si ricorra alla sperimentazione sugli animali solo quando non si può evitarla. "Nel nostro Paese si usano 500.000 animali l'anno per tutta la ricerca - aggiunge Grignaschi - mentre in altri paesi sono molti di più. In Germania sono 4 milioni, in Inghilterra 5 milioni". Inoltre, sottolinea Garattini, "siamo noi i primi a voler evitare di fare sperimentazioni sugli animali, quando possibile.

E' infatti costosissimo mantenerli. E siamo noi ricercatori ad aver sviluppato le tecnologie alternative, che però non possono essere sempre usate". In alcuni la sperimentazione sugli animali è insostituibile ed è grazie a questa che oggi è possibile fare i trapianti d'organo, avere gli antibiotici o le terapie con le staminali. E per garantire una maggiore trasparenza, conclude Grignaschi, presenteremo un protocollo in "cui ci impegniamo a dire numeri, tipi di animali e luoghi della sperimentazione".

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