L’asteroide Apophis

di Lorenzo Mainetti, Istituto comprendivo 'Dante Alighieri', Roma

Redazione ANSA

99942 Apophis è un asteroide appartenente ad un gruppo denominato “asteroidi Aten”. Aphopis ha un diametro di circa 320 metri e una massa di circa 460.000.000.000 chilogrammi, per cui un suo impatto sulla Terra equivarrebbe all’esplosione di 100.000 bombe atomiche. Quando il 19 giugno 2004 Apophis fu scoperto da alcuni ricercatori di un Osservatorio dell’Arizona finanziato dalla NASA, gli venne assegnato il nome provvisorio di 2004 MN4. Seguirono, nel dicembre dello stesso anno, ulteriori osservazioni dell’asteroide in Australia e in altre parti del globo.

Successivamente l’asteroide venne rinominato 99942 e così, avendo ricevuto un numero definitivo, ebbe diritto ad un nome che il 19 luglio 2005 gli fu conferito come Apophis, che deriva dall’omonimo Dio egizio, detto anche “Il Distruttore”, il quale tenta di distruggere il Sole durante il suo ciclico passaggio notturno.

Nel dicembre del 2004 si era calcolato il 2.7% di possibilità che l’asteroide Apophis colpisse la Terra il 13 aprile del 2029, ma una successiva stima dell’ottobre 2009 abbassò le probabilità di collisione con la Terra a circa lo 0,0004%. Infine alcune osservazioni compiute durante i mesi di aprile e maggio del 2013 esclusero la possibilità di impatto. E’ stato calcolato che il 13 aprile del 2029 Apophis passerà a soli 31.300 chilometri di distanza dalla superficie terrestre e ciò lo renderà visibile ad occhio nudo da diverse parti del mondo.

Inoltre, da alcune analisi si è scoperto che il 13 aprile 2036 (il giorno di Pasqua) Apophis tornerà a far parlare di sé, sfiorando nuovamente la Terra. Tuttavia la possibilità d’impatto non è totalmente esclusa, anche perché c’è il rischio che nel 2029 Apophis possa passare attraverso un cosiddetto “buco della serratura”, una delle ristrettissime zone dello spazio circumterrestre (delle dimensioni di alcune centinaia di metri) dove la gravità terrestre potrebbe cambiare leggermente la sua orbita, facendolo poi impattare contro il nostro pianeta in uno dei suoi passaggi successivi. Per essere sicuri di quale sarà la sua orbita bisognerà fare altri controlli con telescopi e radar.

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