Il futuro della radioastronomia è tutto italiano

di Alessandro Stefani, III B, Itis Fermi, Modena

Redazione ANSA

Proprio qui, nel paese dell'arte, del cibo e dell'opera, esistono realtà scientifiche ben radicate, una di queste è occupata dalla radioastronomia, ovvero lo studio di fenomeni celesti attraverso la misura delle onde radio che trasmettono. Per effettuare queste misurazioni occorrono grosse parabole o antenne, chiamate radiotelescopi.
Uno di questi impianti è presente in Emilia Romagna, precisamente a Medicina, a soli trenta chilometri da Bologna. Queste parabole sono orientabili, per permettere agli scienziati di studiare meglio un determinato fenomeno o di concentrarsi su una fetta di spazio ben definita.

Ma andando più nel dettaglio: quali tipi di oggetti celesti studiano questi radiotelescopi? Si potrebbe parlare per ore di questo argomento, ma voglio citare solo due di questi esempi: uno è il quasar, mentre l'altro il tanto famoso quanto famigerato buco nero.Per quasar s'intende quasi stellar radio source, o più semplicemente una sorgente che emette un'enorme quantità di onde radio, ed è , come intuibile dal nome, una quasi stella. Mentre il secondo è un oggetto con una grande quantità di forza gravitazionale che risucchia (detto in modo poco scientifico, ma che rende l'idea), ogni oggetto passante li vicino, compresa la luce.

Come ci spiega la radioastronoma intervistata all'osservatorio di Modena, tutte le teorie tendono verso l'unificazione, ovvero se posseggo molti esempi di corpi celesti, li studio e cerco di trovare delle analogie tra di essi, per scoprire se siano parenti o meno e per poterli inserire in un'unica categoria, facilitandone lo studio.

La radioastronomia è un campo di ricerca astronomica relativamente giovane, ma si spera possa continuare, dato che ha portato a scoperte di nuovi oggetti celesti e alla formulazione di interessanti teorie.

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