Come la ricerca scientifica può cambiare l'Italia

Tra pochi fondi e fake news, ci sono speranze

Redazione ANSA
Roberto Defez, Scoperta, come la ricerca scientifica può aiutare a cambiare l'Italia' (Codice Edizioni, 169 pagine, 17 euro)   © Ansa

I guai dei finanziamenti alla ricerca, le fake news, ma anche le speranze che possono arrivare dalla scienza, che è l'unico "modo per modernizzare il Paese e guidare il nostro futuro": sono questi i protagonisti del libro 'Scoperta, come la ricerca scientifica può aiutare a cambiare l'Italia' (Codice Edizioni, 169 pagine, 17 euro) del biotecnologo Roberto Defez, del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr).

Per "scoperta" si intende il modo in cui la ricerca si mette a nudo, raccontata da chi la vive dall'interno "e ne rivela le magagne, i favoritismi, la mancanza di meritocrazia nell'assegnazione dei fondi, ma anche le speranze", ha detto all'ANSA Defez.

"Oggi - ha aggiunto - il 90% degli scienziati mai esistiti è vivente ed è un grande momento per l'innovazione, tranne che in Italia, dove la scienza non è ascoltata dalla politica". Mentre paghiamo il mancato rinnovamento, vendendo le nostre aziende storiche, si fanno strada antiscienza e pseudoscienza, come il 'metodo' Di Bella contro i tumori, o quello Stamina (il presunto trattamento a base di staminali), sulla cui vicenda c'è stata una svolta solo "quando alcuni dei più prestigiosi scienziati e pensatori, Paolo Bianco, Michele De Luca, Elena Cattaneo e Gilberto Corbellini, hanno intrapreso una battaglia senza quartiere".

Questo dimostra, secondo Defez, che quando i ricercatori si mobilitano i risultati si vedono e quindi, "se i problemi della scienza non si risolvono in questo Paese, è anche colpa degli scienziati che non intervengono abbastanza".

Per questo, "dovrebbe nascere un coordinamento di esperti per ogni settore", che dialoghi costantemente con il pubblico, diventando un riferimento per giornalisti e politici, perché la scienza è "la più concreta opzione per dare un futuro al Paese e per far tornare una parte dei giovani che sono andati a lavorare all'estero". Finalmente, questo libro, ha rilevato Corbellini del Cnr "mette al centro dell'attenzione anche le colpe della comunità scientifica, che invece dovrebbe valorizzare il contributo culturale e civile che può dare alla società".

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