Contro la modernità

Le radci della cultura antiscientitica in Italia

Redazione ANSA
'Contro la modernità - le radici della cultura antiscientifica in Italia' (Rubbettino, 176 pagine, 12 euro), di Elio Cadelo e Luciano Pellicani  © Ansa

L'Italia, dove solo il 3% della popolazione sa che cos'è il metodo scientifico, è il Paese in cui negli ultimi anni si sta sviluppando il maggior numero di movimenti contro la scienza, contro l'innovazione tecnologica e la ricerca scientifica. Sul perchè questo accada e sul perchè il nostro Paese continui ad 'esportare' ricercatori si interrogano il giornalista Elio Cadelo e il sociologo Luciano Pellicani nel libro "Contro la modernità - le radici della cultura antiscientifica in Italia" (Rubbettino, 176 pagine, 12 euro).

Le risposte di Cadelo e Pellicani ricostruiscono la storia della cultura antiscientifica italiana, da Croce e Gentile fino ai movimenti ambientalisti che si ispirano all'ecologia del nazismo, della beat generation ed ai movimenti religiosi millennaristi. ''Questo cocktail di ideologie anti-industriali e anti-moderniste sta pregiudicando il nostro futuro'', rilevano gli autori. Così come il ''contrasto tra scienza e libero mercato da una parte e natura, ritorno ad una vita essenziale e contadina dall'altra si acuisce nei dibattiti sulla New Economy, sui mercati globali, sul nuovo panorama lavorativo''.

Il saggio analizza inoltre il motivo per cui in Italia sia presente anche una forte indignazione contro quella che viene ritenuta "la permanete" rivoluzione capitalistica, che avanzerebbe distruggendo istituzioni, interessi e valori. Un modo di sentire che, secondo gli autori, ha radici profonde che affondano nel Fascismo ed nel Nazifascismo che devono parte del loro successo alla lotta contro la Modernità, contro il capitalismo e il libero mercato.

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