Il cuore di Vega

I motori realizzati in Italia, nello stabilimento di Colleferro

Redazione ANSA KOUROU

I tre stadi a propellente solido che costituiscono il cuore della spinta propulsiva di Vega, il nuovo lanciatore dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa), hanno un'anima tutta italiana, che nasce nello stabilimento della Avio a Colleferro, vicino Roma.

I motori di Vega si chiamano P80, Zefiro 23, Zefiro 9 e Avum, sono quattro sezioni cilindriche poste in linea una sopra l'altra, che si accendono in ordine a partire dal basso: all'esaurimento del combustibile del primo, viene sganciato e attivato il secondo, e così via. I primi tre stadi, quelli iniziali, sono costituiti da combustibile allo stato solido e garantiscono una capacità di spinta maggiore, semplicità di realizzazione ma poca controllabilità.

I motori sono costituiti da un contenitore cilindrico, il corpo visibile del lanciatore, al cui interno è contenuto il combustibile. Sono realizzati in un unico blocco tramite l'avvolgimento di migliaia di chilometri di filo di materiale composito con una tecnica detta ''filament winding''.

Il primo stadio, il P80, con i suoi 3 metri di diametro e oltre 11 metri di altezza, è il piu' grande del suo genere, pensato per essere integrato nella futura evoluzione di Ariane, il più grandi dei lanciatori europei. Zefiro 23 e Zefiro 9 hanno a bordo rispettivamente 24 e 10 tonnellate di combustibile.

Una volta realizzate, le strutture vengono riempite con una sorta di pasta di propellente, una combinazione di perclorato e alluminio, che se 'accesa' reagisce violentemente e espulsa rapidamente dagli ugelli; nel caso del P80 le circa 240 tonnellate di materiale vengono liberate in 110 secondi, portando Vega in un brevissimo intervallo di tempo a una velocità di circa 8 chilometri al secondo.

Terminata la spinta da parte dei primi tre stadi a propulsione solida, l'ultimo (Zefiro 9) porta il lanciatore in 120 secondi da 110 chilometri a 146 chilometri dalla superficie terrestre, entra in azione Avum (Attitude Vernier Upper Module). Si tratta del quarto stadio, che ha il doppio compito di posizionare e rilasciare con precisione il orbita i satelliti e di controllare l'assetto del lanciatore nelle ultime fasi.

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