Prevedere e prevenire

Redazione ANSA

Ci vorrebbero almeno 100 miliardi di euro per risanare il patrimonio edilizio in Italia e renderlo a prova di terremoto: una cifra molto lontana dal miliardo circa stanziato per l'edilizia antisismica per il periodo compreso fra il 2010 e il 2016. E' quanto sostengono gli esperti dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), per i quali più che del prevedere i terremoti ci si dovrebbe preoccupare di fare una buona azione di prevenzion.

Se ad oggi non e' possibile prevedere i terremoti a breve termine, si puo' comunque lavorare per prevenire i danni, rendendo scuole, uffici e case piu' sicuri. E' un compito immane in un Paese, come l'Italia, nel quale il 14% delle costruzioni e' stato edificato prima del 1914, ''ma bisognerebbe pur cominciare'', ha detto il direttore del Centro Nazionale Terremoti, Giulio Selvaggi. Attualmente, ha osservato, le condizioni del patrimonio edilizio italiano sono tali da collocare l'Italia molto vicino ai Paesi in via di sviluppo per quanto riguarda il rapporto fra intensita' di un terremoto e numero di vittime.

Nonostante le norme per l'edilizia antisismica siano state introdotte nel 1984, ''il 90% delle costruzioni in muratura in Italia non rispetta le norme antisismiche'', ha rilevato Selvaggi. In generale, ha proseguito, si continua a spendere di piu' per ricostruire che per prevenire. Basti pensare che negli ultimi 40 anni, ossia dal terremoto del 1968 in Belice ad oggi, l'Italia ha speso piu' di 130 miliardi per ricostruire e riparare i danni provocati dai terremoti (nella cifra non rientra il terremoto del 2009 a L'Aquila), a fronte di 2 miliardi spesi finora per la prevenzione antisismica. Bisogna poi fare i conti, ha aggiunto, con ''una diffusa illegalita', ristrutturazioni errate e una generale mancanza di consapevolezza''. Da un'indagine fatta nelle tendopoli dell'Aquila e' emerso, per esempio, che il 79% delle persone era convinto di vivere in una casa sicura.

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