E’ possibile prevedere i terremoti?

Redazione ANSA

Attualmente non ci sono infatti conoscenze abbastanza dettagliate per poter prevedere esattamente quando e dove tremerà la Terra. Lo spiega il sismologo Alessandro Amato, dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv):

''Attualmente non è possibile prevedere con esattezza (o meglio con incertezze di ore o pochi giorni, di pochi chilometri, e di +/-0.5 di magnitudo) dove e quando avverrà un terremoto di una certa magnitudo. Si possono fare delle previsioni probabilistiche, cioè si può stimare la probabilità che si verifichi un terremoto di una certa magnitudo, in un determinato intervallo di tempo e in una certa area. Le previsioni probabilistiche a lungo termine (50 anni o più) si utilizzano per le carte di pericolosità alla base della classificazione sismica. Servono per la pianificazione territoriale a lungo termine (nuove costruzioni). Le previsioni a medio termine (dell’ordine dei 10 anni) possono essere usate per stabilire le priorità di riduzione del rischio sismico nelle zone in cui gli edifici sono più vulnerabili: si sta lavorando in questa direzione, ma c’è bisogno di tanta ricerca per riuscire a utilizzare tutti i dati disponibili (come quelli sulle faglie attive e sulle deformazioni in atto) e reperirne di nuovi per ottenere dei modelli affidabili. Quelle a breve termine, nell’ordine di giorni, funzionano abbastanza bene per “prevedere” le repliche di un forte terremoto perché in questo caso le modalità del rilascio sismico sono più note, ma si è ancora alla ricerca di un metodo robusto per stimare le probabilità di accadimento dei forti terremoti in condizioni normali, ossia senza che ci sia stato già un forte terremoto.

Esistono dei metodi per prevedere i terremoti, anche a breve distanza di tempo?

No. Sono stati fatti molti tentativi negli ultimi decenni ma senza risultati attendibili. Negli anni ’60 e ’70 la comunità scientifica era abbastanza ottimista sulle prospettive dello studio dei precursori sismici, ma migliaia di terremoti che sono avvenuti senza segnali premonitori e molte previsioni fallite hanno scoraggiato queste ricerche. Da molti anni oramai si è capito che l’unica arma che abbiamo per convivere con i terremoti, che inevitabilmente accadranno, è quella della prevenzione: preparazione al terremoto, rinforzo degli edifici antichi, nuove costruzioni antisismiche. Per fare una buona prevenzione, è necessario studiare la pericolosità sismica, che di fatto è una previsione a lungo termine. Questi studi in Italia sono a un livello di eccellenza mondiale.

Si potrà in futuro arrivare a prevedere i terremoti?

La ricerca ha fatto molti passi avanti nello studio dei terremoti. Prima di riuscire a prevederli, però, dobbiamo capire meglio il processo fisico che c’è alla base. Sappiamo come e dove si accumula l’energia, ma non sappiamo ancora bene cosa accade nei giorni e nei minuti prima che inizi la rottura sulla faglia. Studi recenti fanno pensare che sia molto importante il ruolo dei fluidi profondi (acqua, anidride carbonica, ecc.): una variazione della pressione nelle fratture e nei pori delle rocce in profondità può “indebolire” la faglia e farla muovere prima di quanto ci potremmo aspettare. Ma dobbiamo studiare ancora molto, sia raccogliendo dati su terremoti reali, sia facendo simulazioni in laboratorio. Va tenuto presente che i cicli geologici durano milioni di anni, un ciclo sismico su una singola faglia centinaia o migliaia di anni. Pensare di fare previsioni di ore o giorni è molto presuntuoso per un ricercatore, la natura non è così semplice e obbediente come vorremmo.

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