Svelato il segreto delle staminali ripara-cuore

Dopo 20 anni scoperto come agiscono, test su uomo da ripensare

Elisa Buson

Pensavamo di conoscerle. E invece, dopo 20 anni di studi e sperimentazioni dagli esiti altalenanti, le cellule staminali ripara-cuore sono ancora capaci di sorprendere. Il loro meccanismo d'azione, infatti, potrebbe essere completamente diverso da quello immaginato finora. Per anni abbiamo creduto che favorissero la rigenerazione del cuore colpito da infarto producendo nuove cellule sane, e invece potrebbero farlo semplicemente innescando una risposta infiammatoria locale che aiuta la guarigione dell'area lesionata migliorandone la funzionalità. A suggerirlo è uno studio condotto sui topi nel Cincinnati Children's Hospital Medical Center, negli Stati Uniti. I risultati, davvero sorprendenti, sono pubblicati sulla rivista Nature e potrebbero portare a ripensare completamente i test clinici sull'uomo.

Sono migliaia i pazienti che nel mondo hanno già preso parte a sperimentazioni che prevedono l'infusione di cellule staminali per rigenerare il cuore, ma i risultati ottenuti finora sono contrastanti. La ragione, alla luce di questo nuovo studio, potrebbe proprio risiedere nell'errata comprensione del meccanismo con cui agiscono le staminali, di cui si dibatte da anni in modo molto acceso nella comunità scientifica.

Il gruppo statunitense, guidato da Jeffery Molkentin, ha provato a guardare la questione da un nuovo punto di vista. Iniettando staminali nel cuore infartuato di topi di laboratorio, i ricercatori hanno scoperto che si innesca un processo infiammatorio acuto mediato dagli 'spazzini' del sistema immunitario, i macrofagi. Questa reazione altera l'attività di alcune cellule del tessuto connettivo (i fibroblasti) che finiscono per produrre meno matrice extracellulare nell'area lesionata, facendo sì che la 'cicatrice' conservi una buona contrattilità. Lo stesso effetto può essere paradossalmente indotto iniettando persino frammenti di cellule staminali non più vitali o una sostanza chimica inerte (zymosan) che agisce direttamente sul sistema immunitario: quest'ultimo composto sembrerebbe produrre risultati addirittura migliori e più duraturi rispetto alle staminali.

Come se non bastasse, anche il metodo di somministrazione delle staminali usato finora sarebbe da rivedere. "La maggior parte degli attuali trial clinici è stata disegnata in maniera sbagliata - spiega Molkentin - perché prevedono che le staminali vengano infuse nel sangue, mentre i nostri risultati dimostrano che il materiale deve essere iniettato direttamente nel tessuto cardiaco vicino alla regione infartuata".

Oltre a cercare nuove conferme dei propri risultati, il gruppo di Molkentin pensa già di intraprendere una nuova linea di ricerca, per testare altre sostanze simili allo zymosan e per sviluppare nuove strategie che permettano di attivare le capacità curative dei macrofagi direttamente nel cuore malato.

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