Dalla provetta agli embrioni artificiali, 40 anni di storia

Le tecnologie per il controllo della vita

Redazione ANSA

A 40 anni dal primo nato in provetta, Louise Brown che è venuta alla luce il 25 luglio del 1978, la ricerca ha fatto grandi passi in avanti e il controllo della vita punta adesso su embrioni artificiali ed editing del genoma. Mentre il Museo della Scienza di Londra dedica una mostra a quell'evento, il passo in avanti più recente è avere ottenuto in provetta la fase dell'embrione che prepara la differenziazione dei diversi tipi di cellule dell'organismo.

Il risultato, pubblicato sulla rivista Nature Cell Biology si deve a una veterana dell'embriologia, Magdalena Zernicka-Goetz, dell’università britannica di Cambridge, che nel 2017 aveva ottenuto il primo embrione artificiale, utilizzando due tipi di cellule staminali di topo e un'impalcatura 3D su cui farle crescere. La struttura somigliava molto a quella di un embrione naturale di topo, tuttavia, mancava un passaggio chiave nella vita dell'embrione, chiamato gastrulazione, quando la sua struttura si trasforma da singolo strato a tre strati, che determinano quali tessuti o organi si svilupperanno successivamente. Questo passaggio avviene in modo corretto “solo se l’embrione si ottiene a partire da tre tipi di cellule staminali” rileva Zernicka-Goetz. Nel 2017 i ricercatori erano partiti da due tipi di cellule staminali. Nel nuovo esperimento, invece, è stato aggiunto un terzo tipo di staminali, alle due già usate nell'esperimento precedente, ed è stato possibile vedere l'embrione organizzarsi in una struttura a tre strati.

Il prossimo obiettivo dei ricercatori è sostituire le staminali di topo con quelle umane equivalenti e "quindi studiare i primissimi eventi nello sviluppo degli embrioni umani senza dover usare embrioni umani naturali", osserva Zernicka-Goetz. Lo scopo principale è scoprire i segreti della fecondazione e delle prime fasi dello sviluppo embrionale e perché molte gravidanze falliscono proprio in questo periodo. Il risultato raccoglie l'eredità delle ricerche sulla fecondazione in vitro (Fiv) ideata dall’embriologo Robert Edwards, dell'università di Cambridge, e dal ginecologo Patrick Steptoe, che ha dimostrato la possibilità di controllare i processi alla base della vita e che ha portato alla nascita di Louise Brown e da allora di 8 milioni di bambini nel mondo.

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