Scoperto il 'codice segreto' del raffreddore

Chiamato Enigma, il prossimo passo è craccarlo

Redazione ANSA

Scoperto il codice segreto della famiglia dei virus piu' diffusi al mondo, che comprende quelli di raffreddore e poliomielite, e che permette loro di replicarsi e formare nuove particelle virali. Il prossimo passo e' riuscire a craccare e neutralizzare questo codice, cosi' nascosto da essere chiamato dai biologi 'Enigma', come la macchina usata dai Tedeschi per la crittografia durante la seconda guerra mondiale. Il risultato, pubblicato su Nature Communications, si deve ai ricercatori delle universita' britanniche di York e Leeds, e quella finlandese di Helsinki.

La scoperta si basa sulla ricerca condotta nel 2015 dallo stesso gruppo delle universita' di Leeds e York, che aveva identificato una serie di segnali criptati nel genoma di un virus delle piante, la cui struttura somiglia a quella dei Parechovirus che infettano l'uomo e possono causare molte malattie, dal raffreddore, alla poliomielite.

Adesso i ricercatori hanno scoperto dove sono nascosti questi segnali, hanno individuato i particolari del meccanismo e hanno visto che e' identico in tutti i virus della famiglia. ''Finora si pensava che i segnali che regolano la replicazione di un virus si trovassero in una zona unica del genoma'', ha osservato Reidun Twarock, biologo e matematico dell'universita' di York. Lo studio, invece, suggerisce che i segnali di questo codice segreto siano nascosti in diverse regioni del genoma, ma agiscano insieme per consentire la formazione delle particelle virali.

Avere scoperto che il meccanismo e' identico in tutti i ceppi significa che un singolo farmaco potrebbe essere usato contro tutti questi virus, cosa che non e' possibile con un vaccino. I ricercatori sono infatti gia' al lavoro per esaminare i farmaci anti virali che potrebbero bloccare questi segnali e hanno in programma di sviluppare anche nuove molecole in collaborazione con le industrie farmaceutiche.

Il meccanismo, secondo il biologo Peter Stockley, dell'universita' di Leeds, ''funziona come le ruote dentate in un orologio svizzero e adesso dobbiamo individuare le molecole per disattivarlo, che abbiano lo stesso effetto di versare sabbia negli ingranaggi dell'orologio''.

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