Organismi geneticamente modificati

Redazione ANSA

La possibilità si identificare, isolare e trasferire i geni ha aperto la strada, nel 1983, alla possibilità di modificare il patrimonio genetico di piante agricole. L’obiettivo era renderle più produttive, o resistenti a malattie o attacchi di insetti, o ancora renderle adatte anche a terreni particolarmente poveri o desertici.
La tecnica che permette di modificare il Dna delle piante, trasformandole così in Organismi Geneticamente Modificati (Ogm) consiste nell’introdurre un nuovo gene tra le decine di migliaia di geni che appartengono alla pianta, integrandolo così al Dna.
Gli esperti rilevano che si tratta di modifiche molto mirate e precise, da non confondere con i timori della creazione di ibridi, come la “fragola-pesce” che ha fatto tanto scalpore in passato. Un ibrido, rilevano, dovrebbe infatti contenere il Dna dei due organismi in parti uguali. Rilevano inoltre che il codice genetico è universale e vale per i batteri come per l’uomo.
Non esiste, spiegano, un gene di pesce, ma un insieme di geni che nel loro complesso portano allo sviluppo di un pesce mentre altri portano a sviluppare un essere umano. Di conseguenza la possibilità di trasferire geni tra organismi diversi è legata al linguaggio comune del codice genetico.
Le piante geneticamente modificate sono soprattutto mais, cotone, soia, riso e pomodoro. I nuovi geni sono stati introdotti in queste piante per renderle più resistenti a insetti, virus e diserbanti e per prolungarne la conservazione. Sono però numerosissimi gli esperimenti in corso nei laboratori di tutto il mondo, nei quali il miglioramento delle colture agricole resta il principale obiettivo, ma non l’unico.
Per quanto riguarda l’agricoltura, l’obiettivo principale di molte ricerche in corso è rendere le piante resistenti alle aggressioni da insetti, virus, funghi e batteri. Altre piante sono modificate in modo da resistere a siccità, climi tropo rigidi o eccessivamente caldi, terreni salini. Si lavora anche per ritardare il pià possibile la marcescenza, per rendere più efficace la fotosintesi e per eliminare le sostanze note per causare allergie o tumori. Un’altra linea di ricerca punta a migliorare il contenuto di nutrienti delle piante, rendendole più ricche di vitamine, minerali e proteine.
Oltre che l’agricoltura, altre ricerche sulle piante Ogm riguardano la biomedicina, ad esempio con piante arricchite da vaccini, e l’industria, dove le piante potrebbero diventare biofabbriche al servizio degli impianti chimici o essere utilizzati per depurare terreni contaminati. Sempre in campo industriale, si modificano le piante per ottenere fiori di forme e colori diversi.

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