Cecilia, con Parkinson due traversate a nuoto dello Stretto

Malattia è opportunità se vissuta in modo attivo

Redazione ANSA FIRENZE

Mentre combatteva la battaglia contro il Parkinson, ha attraversato per ben due volte a nuoto lo stretto di Messina. La storia di Cecilia Ferrari è stata al centro dell'iniziativa 'Storie per la vita' raccontate da Confindustria Dispositivi Medici in occasione del Forum Risk Management a Firenze. "La malattia diventa un'opportunità quando viene vissuta in modo attivo e non passivo. Voglio pensare che sia la mia malattia a darmi la forza e una resilienza che non avrei mai avuto", ha spiegato Ferrari iniziando a raccontare la sua storia insieme alla dottoressa Maria Antonietta Volontè. La nuotatrice ha scoperto di essere affetta dal Parkinson una decina di anni fa. In Europa, sono 1,2 milioni le persone colpite da questa patologia degenerativa del sistema nervoso, di cui 230mila si stima siano in Italia. Ad oggi, è stato spiegato, non esistono cure in grado di sconfiggere definitivamente la malattia, ma strumenti per migliorarne i sintomi: in primis la terapia farmacologica e poi la stimolazione cerebrale profonda (Dbs), trattamento chirurgico a cui si è sottoposta anche Ferrari.
    "Quando mi hanno diagnosticato il Parkinson, ho passato un momento difficilissimo, per circa un anno non ho seguito la cura farmacologica perché non accettavo di essere malata, poi mi sono ripresa, ho iniziato a curarmi e nel 2017 ho fatto la stimolazione cerebrale profonda, che ha cambiato la mia vita perché sono tornata ad essere normale e a sentirmi forte dal punto di vista fisico". E' grazie al trattamento chirurgico che Cecilia Ferrari è tornata a nuotare "e ho deciso di fare questa traversata a nuoto, ero l'unica malata di Parkinson a partecipare a questa impresa". Dopo la prima traversata, portata a termine in circa due ore, la nuotatrice ha ripetuto l'impresa anche nel 2019 spiegando che ha deciso di rifare "la traversata a nuoto dello Stretto di Messina per lanciare a tutti i malati di Parkinson come me il messaggio di non mollare mai e, per quanto possibile, di vivere la vita pienamente e divertendosi".
    Raccontando a Firenze la sua esperienza, la nuotatrice ha sottolineato che "lo sport mi ha aiutato tantissimo ad affrontare la malattia, si dice che sia importante per tutte le patologie croniche, ma per la mia è fondamentale perché il fatto di porsi obiettivi lungimiranti aiuta tantissimo". La dottoressa Volontè, ha poi spiegato che "negli ultimi anni abbiamo fatto tantissimi passi avanti in molti ambiti neurologici, il Parkinson non è guaribile, ma è trattabile in modo migliore: negli anni passati l'obiettivo era garantire l'autonomia personale, oggi si va ben oltre e puntiamo a garantire uno stile di vita adeguato per fare sport e avere un certo stile di vita".
    (ANSA).
   

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