Tumore al seno protagonista della graphic novel Triplo Guaio

Di Leo, autoironia per affrontare il più 'odioso coinquilino'

Redazione ANSA

Un mostro viola con lunghe zanne, bugiardo ed egoista: Isabella Di Leo, 31enne fumettista milanese, immagina così il tumore al seno, che l'ha colpita due anni fa. Ed è lui, il più odioso dei coinquilini, a essere coprotagonista della graphic novel "Triplo guaio", la storia a fumetti presentata oggi a Montecitorio. "Non è facile scoprire di avere un cancro. A me è toccato a 28 anni, era il 2017", racconta. Il percorso di cura che ha previsto chemio, operazione e successive cure anti-recidiva, ha funzionato, ma la situazione dal punto di vista psicologico, "non stava andando altrettanto bene, soprattutto quando il test genetico mi avvisò della mutazione BRCA1, quella di Angelina Jolie". E' in quel momento che, alla ricerca di un modo per reagire, Isabella decide di sfruttare la sua passione per il disegno. "Diventare fumettista è sempre stato il mio sogno più grande. Ho deciso così di raccontare il mio percorso oncologico in chiave metaforica e ironica, realizzando un webcomic di nome Triplo Guaio, perché il mio tumore al seno è triplo negativo".
    "Ho cominciato a sfogarmi disegnando in modo ironico quello che mi stava capitando, parlavo al mio cancro dicendo quello che pensavo di lui e sulla situazione che mi stava costringendo a vivere. Più disegnavo e più stavo bene". Le sue vignette, sono pubblicate sul sito web www.triploguaio.it, sono diventate presto un vero e proprio punto di riferimento per pazienti, ex pazienti e supporter. Ma il sogno era vedere "Triplo Guaio" in libreria. "Ho deciso di proporre il mio webcomic all'editore Becco Giallo, in questo modo il fumetto avrebbe potuto materializzarsi in un libro e raggiungere le corsie e le sale d'attesa degli ospedali per aiutare lì dove le persone hanno più bisogno". E così che Triplo Guaio è diventato una vera graphic novel: "mi è sembrato un premio dalla vita che dedico a tutte le persone in lotta con questa malattia", conclude Isabella.
   

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