Carmen e la malattia, 'non permettere al cancro di sospenderti la vita'

'Risvolti negativi ma anche positivi, come quando apprezzi ciò che prima ti sfuggiva'

Redazione ANSA

Andare avanti con la propria vita, pur senza imprudenze, non permettendo al cancro di sospenderla. È chiaro il messaggio che Carmen Scurini vuole trasmettere a quanti oggi affrontano la malattia. Un messaggio che vuole essere di positività e che nasce dalla consapevolezza che Carmen ha acquisito dopo due neoplasie: una al seno e una allo stomaco. I due tumori non sono correlati tra loro, ma hanno entrambi lasciato una traccia, seppur diversa, in lei. Una traccia che ha tentato di superare dal punto di vista psicologico con l'aiuto di un professionista e dal punto di vista fisico facendo leva anche su quella che definisce "vanità", che altro non è che una grande forza d'animo che l'ha portata a scegliere di apparire sempre al meglio che poteva, scegliendo ad esempio abiti che mascherassero alcuni sintomi come l'estrema magrezza.

Il primo tumore si è presentato quando Carmen, che è anche un medico endocrinologo, aveva 39 anni, nel 2004, senza che lei avesse alcuna familiarità per la malattia e nonostante il fatto che fosse scrupolosa nei controlli. "Prima il problema viene scambiato per una mastite, poi arriva la diagnosi di carcinoma e lei affronta una chemio durissima e supera anche un'operazione in seguito alla quale ha anche uno choc settico che la porta a trascorrere dei giorni in rianimazione. Passano 15 anni, il tumore e tutto quello che lo accompagna sembra ormai essere alle spalle. È marzo 2018 e Carmen decide di fare un viaggio col marito in Andalusia. "Mangiavamo in giro- sottolinea- la notte avevo strane eruttazioni, come dei conati. Mi hanno curata per l'ernia iatale, anche perché non manifestavo sintomi come inappetenza, dolori, ulcere. Ma non passava a e mio marito mi ha convinta a fare una gastroscopia". Carmen in realtà ne fa ben tre, anche perché al medico che la esegue non torna il fatto che anche se lei digiunava il suo stomaco appariva pieno di cibo.

Segue una tac, a seguito della quale le viene diagnosticata quella che è nota come stenosi del piloro, che però è più comune nei bambini. Qualcosa non convince ancora il medico, che le suggerisce di andare al Cro di Aviano. Qui vengono effettuate tre gastroscopie che danno esito negativo, un intervento in laparoscopia che evidenzia una macchia bianca sulla superficie esterna dello stomaco e viene impiegata una tecnica specifica per lei, la biopsia tangenziale dello stomaco, per esaminarla.

Gli esami iniziali sono negativi, Carmen viene mandata a casa dove può apparentemente tirare un sospiro di sollievo. Con l'istologico arriva però una diagnosi che colpisce tutta la famiglia: tumore dello stomaco. Gliela comunica suo marito, con altri familiari, dopo una giornata di relax al mare con le amiche. Per Carmen ricomincia il percorso di chemio, in cui la compagnia del suo cane fa la differenza, risollevandola almeno in parte quando si sente sopraffatta. Si aprono anche le porte (virtuali e non) dell'Associazione 'Vivere Senza Stomaco si può', presieduta da Claudia Santangelo, una vera e propria famiglia aggiuntiva. E anche la chirurgia, a Verona, dal professor Giovanni De Manzoni. "Ho avuto la fortuna di scegliere posti dove sono stata trattata benissimo. Il malato oncologico ha bisogno di efficienza, è l'unica cosa che tranquillizza" aggiunge. La ripresa, con delle difficoltà anche serie nel percorso, è tutta nel carattere, determinazione e l'attaccamento alla vita di Carmen.
    Accanto a lei sempre il marito. "Lo metto al primo posto- conclude- credo abbia avuto un dolore che non si può raccontare, anche perché da genetista conosceva la gravità della malattia.

Ma non ha mai smesso di sorridere. Piangeva a lavoro ma mai neppure per un secondo a casa". "Purtroppo io non posso dire di aver vinto pienamente -aggiunge Carmen- e' passato troppo poco e il tumore era molto aggressivo, ma forse ho vinto sulla vita e le sue avversità, tirando fuori le unghie e imparando ad ammirarne le bellezze, a gioire ed approfittare dei momenti buoni, ad essere felice anche solo con una sana normalità. Se e' pur vero che 'vivere si può' senza stomaco', la vita dopo, seppur vita come dovremmo ricordare, e' complicata ed a volte triste per alcuni aspetti. Il cibo, la convivialita', e per me il preparare manicaretti per la famiglia e amici, sperimentare ricette così come scoprire i sapori e le tradizioni di un paese sconosciuto, fanno parte delle cose belle e mancano. Il fisico magro e sciupato, le cicatrici con cui ci si confronta ogni mattina sono un dolore che si rinnova, e non passa".

"Accanto a risvolti negativi -conclude - ve ne sono però altri positivi e miracolosi come l'energia che senti lo stesso quando cammini ore in un paese straniero, quando ti riempi gli occhi di panorami, quando dai e ricevi affetto. Quando apprezzi ciò che prima ti sfuggiva".
   

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