Alexandro, non cercate un medico che dia ragione alle paure

Dopo un tumore contrario alla retorica della malattia

Redazione ANSA ROMA

di Elida Sergi - C'è una "retorica del cancro, secondo la quale vince chi lotta di più, chi non si arrende, insomma chi ha più carattere. Oltre che falso questo è offensivo per chi soccombe e muore. Non si arrende: muore. E chi vive non vince: guarisce" . Questo il pensiero di Alexandro Martone, che ha avuto una neoplasia al testicolo quando era molto giovane. Facendo tesoro della sua esperienza e di quella di altre persone che ha conosciuto, Alexandro invita a non fidarsi degli 'sciamani', seppure possa essere facile in una situazione di fragilità cadere in certe trappole. Oltre a questo, a chiedere se necessario un secondo parere, con l'accortezza però di non cercare un medico che dia ragione alle proprie paure ma piuttosto che convinca per la bontà delle sue azioni.
    Era alla soglia dei venti anni Alexandro nel momento in cui- era il febbraio 2015- finito il liceo e iscritto all'Università dove frequentava facoltà di Ingegneria, ha iniziato ad avere i primi disagi, a cui è seguito un dolore al testicolo. L'urologo a cui si è rivolto gli ha prescritto delle analisi del sangue. In pochissimo tempo sono poi susseguiti un ricovero e l'operazione di rimozione. "Avevo la sensazione -spiega Alexandro - di essere in trappola: se non fossi andato sotto i ferri avrei potuto morire, se fossi scappato via sarebbe stato altrettanto dannoso.
    In genere mi definisco un po' codardo, ma è stato bello scoprirsi più forte di quello che pensavo". Dal momento che il tumore è risultato essere maligno Alexandro ha consultato un'oncologa a Napoli, la dottoressa Giovanella Palmieri, e da lì sono iniziate delle discussioni sul percorso di cura da intraprendere, con decisioni che gli specialisti hanno voluto condividere con lui spiegandogliene i vari aspetti. Un sentiero lastricato di indecisioni e paure. Poi, l'inizio della chemioterapia all'azienda ospedaliera universitaria Federico II, superando diversi ostacoli che lo hanno portato anche a crescere come persona.
    Il primo scoglio è stata l'agorafobia. Sapere che nessuno poteva stare al suo fianco in sala mentre faceva la chemio lo ha terrorizzato. Dopo il primo ciclo, ha iniziato a trovare scappatoie su Internet per non fare il secondo, voleva anche cambiare medico cercando qualcuno che gli confermasse la bontà di questa scelta. Ma gli specialisti che lo avevano in cura, comprendendo la situazione, hanno cercato di agevolarlo facendolo ricoverare in modo che il papà potesse stare con lui.
    Non lo hanno però assecondato nelle sue paure. "Ricordo che il dottor Vincenzo Damiano mi disse che era inaccettabile che un ragazzo della mia età dovesse essere accompagnato sempre dovunque - racconta Alexandro - alla terapia è stato deciso di affiancare delle consulenze con una psicoterapeuta che mi hanno aiutato. L'intero percorso mi ha rimesso in piedi. Da svantaggiato, uscivo avvantaggiato rispetto alla vita". Durante il primo ciclo di chemio per Alessandro hanno iniziato ad aprirsi anche le porte di una 'famiglia virtuale', quella messa in piedi in un gruppo Facebook dedicato da Domenico di Nardo, presidente dell'Aitt (Associazione italiana tumore del testicolo).
    Il gruppo e soprattutto la malattia hanno insegnato ad Alexandro anche ad essere più pacato ed empatico, a capire e non demonizzare (per esserci passato anche lui) le paure che possono portare a rivolgersi alle pseudoscienze quando si è colpiti da un tumore. Provando a far capire che non hanno fondamento scientifico alcuno. Oggi Alexandro è a pochi passi da una laurea in Fisica, nel suo futuro vede molti viaggi e un lavoro stabile che gli dia indipendenza economica. Magari scegliendo come ramo ulteriore di specializzazione quello dell'analisi dei dati, che può essere utile anche in oncologia.
    Nel suo cuore porterà sempre il ricordo di come la sua famiglia gli sia stata vicina durante il percorso di cura: il papà, che lavora all'estero sulle piattaforme petrolifere e che è stato con lui tutto il tempo, tornando a casa e rinunciando allo stipendio per quattro mesi, la mamma che si è presa cura di lui e suo fratello, affetto da Distrofia di Duchenne e che purtroppo è venuto a mancare nel 2016."Ricordo che viaggiavo verso Napoli per fare la chemio e appena tornavo a casa l'unico posto in cui volevo stare era al suo fianco nel letto- conclude Alexandro - è stato ed è la mia roccaforte".
   

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