Loredana, la diagnosi a 13 anni ma sono rinata come una Fenice

Dopo le cure, la rabbia. Ma ora ho fatto pace con il mio passato

Redazione ANSA

 "A 13 anni non immaginavo minimamente di potermi ammalare di cancro. Mi ritrovai per la prima volta dietro la porta del reparto non sapendo nemmeno cosa significasse e cosa avrei dovuto affrontare". Loredana ha oggi quasi 30 anni non ha dubbi nell'affermare che "da ogni avversità, si può rinascere come una fenice". La sua è una delle storie raccontata a Genova, in occasione del primo Convegno dei Guariti da Tumore Pediatrico, organizzato dalla Federazione Italiana Associazioni Genitori Oncoematologia Pediatrica (Fiagop).

Frequentava all'epoca la seconda media e il primo sintomo è stata una febbricola che veniva solo la sera. Dopo circa 15 giorni decise di farsi vedere dal medico di base che le indicò di fare alcuni esami per capire bene la situazione. Quindi il passaggio in pronto soccorso e il ricovero in ospedale. Dalla tac si intravedeva una massa abbastanza grande al mediastino e una metastasi all'addome. Quindi la biopsia, da cui emerse un linfoma di Hodgkin al terzo stadio, un tumore che prende origine nel sistema linfatico, nelle cellule e nei tessuti che hanno il compito di difendere l'organismo. "Il giorno del mio primo ingresso in ospedale, il 12 giugno del 2002, - racconta Loredana - la mia è vita è cambiata: capii di non essere soltanto di passaggio in reparto, che le persone con i camici bianchi sarebbero entrate a far parte della mia vita". Le cure, nel Reparto di Oncoematologia pediatrica presso l'Ospedale dei Bambini di Palermo, sono durate da giugno 2002 a febbraio 2003: sei cicli di chemioterapia e in seguito radioterapia, mentre, tra una nausea e l'altra, i folti capelli iniziavano a cadere. Ma i mesi passavano, fino a quando, il giorno della sua ultima chemio, conobbe una ragazza, al suo primo ingresso in reparto. "Mi chiese consigli su come affrontare ciò che le stava accadendo, e chi meglio di me, ancora senza capelli, avrebbe potuto capirla e sostenerla! Oggi lei mi osserva dal cielo ma la nostra amicizia sarà eterna. Il giorno in cui venne a mancare, capii che dal cancro si poteva anche morire. E questo era un aspetto che non avevo preso in considerazione prima". A 13 anni, d'altronde, certe cose si vivono senza una piena consapevolezza.

Seguì un periodo difficile, caratterizzato dal rifiuto di tutto ciò che riguardava l'ospedale. "Ero ormai guarita da un po' - spiega - e tornavo in Reparto (che nel frattempo era stato spostato presso l'Ospedale Civico di Palermo), solo per i periodici controlli. Ma senza dare confidenza a nessuno, come se avessi litigato con la mia seconda famiglia. Dopo anni di lavoro su me stessa, grazie all'aiuto dello psicologo del reparto, decisi di incontrare ragazzi provenienti da tutta Italia, che avevano avuto la mia stessa malattia: è stata una giornata indimenticabile. Per tanto tempo avevo rinnegato questa parte della mia vita, ma quel giorno mi portò a decidere che dovevo fare qualcosa per chi in quel momento viveva ciò che io anni prima avevo vissuto".

Di qui la decisione di entrare a far parte dell'associazione Associazione Siciliana Leucemie e Tumori Infanzia (Aslti), con l'obiettivo di realizzare progetti per il benessere dei malati oncologici. Oggi Loredana è una donna che apprezza ogni singolo attimo della vita, lavora come estetista e sogna di diventare un estetista oncologica, per poter dare un contributo all'interno del reparto dove è stata in cura e rendere più confortevoli, alle pazienti, le ore passate in ospedale. "Ho imparato - conclude - che da ogni male, da ogni avversità, si può rinascere come una fenice. Non c'è una strategia segreta. Devi solo entrare in contatto con la tua forza, dare forma al tuo modo di lottare e cercare di lasciarti guidare".(ANSA).

 

 

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