Io e la mia parrucca Vicky, ‘amiche per i capelli’

Così ho affrontato il cancro continuando a fare l'infermiera

Redazione ANSA ROMA

(di Livia Parisi)  "Per me la caduta dei capelli non è stato qualcosa di particolarmente importante ma gli psicologi mi hanno consigliato di indossare una parrucca. E, in effetti, utilizzarla mi ha consentito di continuare a lavorare in ambulatorio come se niente fosse, senza dover ogni giorno dare spiegazioni sul mio tumore. E' stato un rapporto di amore e odio ma alla fine con la mia di parrucca ci ho fatto amicizia, la chiamavo Vicky". Ora che i suoi capelli sono ricresciuti e sta per compiere 40 anni, Vittoria ricorda così quel periodo di tre anni fa, in cui era in terapia per sconfiggere un carcinoma al seno.
    "Quando, nel 2015, mi hanno comunicatola diagnosi, non ho capito realmente, pur essendo un'infermiera, cosa i medici mi stessero dicendo. Nella mia testa già pensavo a come avrebbe fatto mio figlio senza di me, a come avrebbe reagito mia madre che già aveva perso suo marito a causa di un tumore, a tutti i progetti fatti con mio marito. Però non mi sono mai chiesta: perché proprio a me? Piuttosto continuavo a ripetermi: perché agli altri si e a me no?". Vittoria ha pianto, ma "giusto il tempo di metabolizzare la notizia" e "ricaricata dell'amore della famiglia", ha affrontato un primo intervento al Giovanni Paolo II di Bari, la chemioterapia nell'ospedale di Altamura, la sua città; quindi un secondo intervento all'Istituto Europeo di Oncologia (Ieo) a Milano e, ancora, la radioterapia. "Ho cercato di vivere una vita più possibile normale, anche se, quando il cancro ti viene a trovare, la normalità non esiste più e tutto cambia. Ma non necessariamente in peggio".
    Lavorare è stata la sua forza, racconta. E, allo stesso tempo, il tumore la ha resa "un'infermiera migliore, più disposta a capire quello che provano i malati". "Passare dall'altra parte mi ha fatto comprendere quanto importanti siano le parole, quanto possano far male le frasi fatte tipo 'non preoccuparti, andrà tutto bene, cerca di non pensarci', frasi che prima utilizzavo anche io con i miei pazienti! Ora so che è più importante un sorriso che parole buttate lì per circostanza, che è più utile un abbraccio che un'occhiata caritatevole. Ora so che l'empatia non è solo teoria!".
    In questo cammino, in cui Vittoria ha imparato ad "apprezzare la vita qui e ora", non è mancato l'aiuto di una delle tante e preziose associazioni che assistono i malati oncologici, "Una stanza per un sorriso", presente nel reparto di oncologia dell'ospedale di Altamura. "Dalle chiacchierate rasserenatrici con le psicologhe ai consigli delle nutrizioniste, dai momenti di svago organizzati dalle volontarie alle coccole delle estetiste, fino alle parrucchiere, che mi hanno affiancata nel delicato momento della perdita dei capelli". Grazie all'associazione ha avuto la possibilità di scegliere gratuitamente una delle tante parrucche di capelli veri messe a disposizione per le pazienti. Un oggetto che altrimenti non si sarebbe potuta permettere, visti i prezzi. "Inizialmente avevo scelto di indossare le bandane, ma il confronto con le psicologhe mi ha portato a riflettere che, visto il mio desiderio di continuare a lavorare, sarebbe stato meglio utilizzare una parrucca per evitare domande indiscrete. Non era per me un modo per rimuovere la malattia ma per evitare di farmela ricordare a ogni secondo". Così ha rasato quello che rimaneva dei suoi capelli e "accolto con ironia la nuova amica d'avventure". "Vicky ormai era un'altra componente della famiglia, piazzata sul comò nella stanza da letto, a volte presenza ingombrante e invadente, a volte amica che mi facilitava i preparativi per uscire quando ero in ritardo: se prima della malattia passavo mezz'ora a pettinarmi, con la parrucca in due secondi ero in ordine! Non appena i miei capelli sono ricresciuti - conclude - ho riportato Vicky all'associazione, consapevole che avrebbe potuto cambiar nome e sarebbe potuta diventare amica/nemica di altre donne".
   

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