Annalisa e le altre, raccontare il tumore al seno attraverso l'obiettivo

Dal 19 maggio la mostra fotografica 'Io ero, sono, sarò' a Milano. Il velo come filo conduttore

Redazione ANSA ROMA

"Ho provato che cosa significhi 'sentirsi crollare il mondo addosso'. Ogni tre mesi i controlli mi portano a fare i conti con la realtà, ma sono pronta ad affrontarli con la consapevolezza che potrò sempre rialzarmi e guardare a oriente, per vedere il sole dietro le nuvole" - Annalisa 56 anni.


    "'Ehi mamma, cos'è questa pallina?' Mi chiede mio figlio una mattina qualunque. Una settimana dopo ero finita nel girone dantesco dei controlli. A scacciare la paura è stato un semplice pensiero: se il mio corpo ha generato una pallina, allo stesso modo perché non può eliminarla? Oggi sono una donna in cammino, il domani lo attendo un giorno alla volta, senza fretta e aspettative" - Silvia 47 anni.


    "Questa esperienza è stata così significativa che ho deciso di festeggiare a un anno dalla diagnosi con un viaggio con le amiche a Barcellona. A un anno dall'operazione ho tatuato un colibrì simbolo di gioia di vivere, capacità di vedere i pericoli ma anche resilienza" - Nadia 28 anni.


    "La diagnosi di cancro è lo spartiacque tra una vita tranquilla e una governata da forza e determinazione: un nuovo punto di partenza. La malattia mi ha portato ad avvicinarmi ad altre donne che stavano affrontando il mio stesso percorso, e con loro ho trovato tanta forza, positività e voglia di stare insieme"- Tullia 53 anni.


    Annalisa, Silvia, Nadia, Tullia. Tutte hanno combattuto contro il tumore al seno ed hanno deciso di raccontare la loro storia attraverso gli scatti delicati della fotografa Silvia Amodio. Il 19 maggio, nella Sala Panoramica del Castello Sforzesco di Milano, si inaugura infatti la mostra fotografica 'Io ero, sono, sarò', un progetto nato da un'idea di Coop Lombardia e realizzato da Amodio. La mostra è composta da 50 fotografie di grande formato, 49 donne (e un uomo) con solo un velo sul corpo, che descrivono in maniera "elegante, originale e onesta la ferita e le storie di chi si è misurato con il dolore della scoperta e la fatica delle cure", ma anche di chi ha colto l'opportunità di rimettersi in gioco, ripensare a come prendersi cura di sé e trovare il coraggio di realizzare un sogno. Gli scatti raccontano la lotta e la speranza, ma soprattutto il traguardo di una rinascita. Chi ha deciso di partecipare al progetto lo ha fatto per celebrare la vita. Il velo, leggero, trasparente e avvolgente, è il fil rouge di tutti gli scatti. Il suo utilizzo ha consentito di "giocare" sul set e di (s)velare non solo le parti del corpo colpite dal male ma anche le cicatrici profonde e non sempre visibili.


    Le storie di queste donne raccontano di chi scopre per caso la malattia tre giorni prima del matrimonio o di chi si accorge che c'è qualcosa che non va perché il figlio lattante smette improvvisamente di "attaccarsi a uno dei due seni", di chi nota una strana reazione del proprio gatto oppure semplicemente si sottopone a un controllo di routine. Tra loro anche il racconto di un uomo che a 41 anni scopre un nodulo al seno e inizia la sua sfida verso la guarigione.
   

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