Giuseppina, ''ho vinto contro un minuscolo gene''

Il tumore allo stomaco ha colpito la mia famiglia, mi batto per il test genetico

Redazione ANSA ROMA

  Un ''minuscolo gene'' ha colpito duramente tanti altri nella sua famiglia, tre non ci sono piu' e  per altri 10 e' stata scoperta la presenza nel loro organismo di una mutazione genetica pericolosa. Ma Giuseppina Conti, 21 anni, di San Gregorio Da Sassola, un piccolo paese vicino Tivoli, operata due anni fa di cancro allo stomaco 'per ragioni genetiche', non si e' fermata. Ora che ha perso lo stomaco ma che ha vinto contro la malattia, si batte perche' le persone si sottopongano ad un semplice esame del sangue per scoprire se si e' in pericolo. Proprio come ha fatto lei. E' la piu' giovane nella sua famiglia ad avere attraversato ospedali e sale operatorie per salvarsi ma ora si fa portavoce di un progetto di prevenzione all'interno dell'Associazione 'Vivere Senza Stomaco' presieduta da Claudia Santangelo.
    ''Si perde. A volte, purtroppo, si perde. E si perde, purtroppo, troppe volte. Si perde tutto in un giorno. L'essenza di essere un uomo, un padre. Di essere. Di esserci.
    Si perde - racconta - ogni giorno, una parte di quel tutto che, per fortuna ci ricordano o ci ricordiamo di non smettere mai di amare, di costruire. Questo è il più grande insegnamento che mi ha dato e continua a darmi l'Associazione Vivere Senza Stomaco, in cui ogni giorno si lotta per avere un giorno in più o un giorno normale, in cui si lotta per sé stessi e per gli altri, in cui la parola insieme è molto più di una parola.
    Questo è l'insegnamento che mi ha dato e continua a darmi la vita, in ogni suo esprimersi.
    La lotta contro il cancro è come un gioco.
    Un gioco di guerra, di mosse e di conquiste, tutta questione di tempi e di spazi.
    Dipende sempre tutto da quanto territorio l'avversario è riuscito ad ottenere, nel momento in cui tu arrivi a giocare. Da quanto tempo lui è lì.
    E si può vincere. Se si arriva in anticipo. Prima di lui o immediatamente dopo. Io ho giocato così. Io ho vinto.
    La mia diagnosi di tumore allo stomaco arriva pochi mesi dopo la sconfitta di mio zio nello stesso identico gioco, contro lo stesso identico avversario, nello stesso identico posto.
    Ed arriva grazie a lui che mentre perdeva pensava a come far vincere gli altri. Era il terzo caso di tumore gastrico in famiglia. Aveva intuito che non poteva trattarsi di un caso.
    Doveva esserci una causa scientifica. E ci si è arrivati, con fatica, enorme fatica. Una mutazione genetica: il CDH1, che porta ad un'alta predisposizione al cancro allo stomaco e al seno. Un minuscolo gene mutato tra migliaia di geni capace d'uccidere ogni cellula, ogni speranza, ogni futuro. Da qua partono i controlli di prevenzione. A me ne è bastato uno. Una gastroscopia e il nemico è stato trovato. Ho dovuto giocare, non avevo altre scelte. Giocare sapendo già di perdere ma di perdere solo una parte, uno stomaco, che non è e mai sarà quel tutto che oggi è qua, a respirare ancora.
    Da qua nasce il mio progetto: aprire all'interno dell'Associazione Vivere Senza Stomaco, una sezione interamente dedicata al tumore allo stomaco genetico, per dar spazio a chi spazio non ne ha più, per dar voce a quella voce che due anni fa mi ha salvata regalandomi la bellezza di assaporare ancora attimi pieni di sogni e realtà''. (ANSA).
   

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