Mia figlia, una vera Perla dopo il tumore

Samantha Vincenzi, mamma a 30 anni dopo un linfoma di Hodgkin

Redazione ANSA ROMA

Perla è nata il 17 gennaio 2017, e il suo nome lo abbiamo scelto perché è stato un dono raro, inaspettato e prezioso, che molte donne nelle mie stesse condizioni non sono riuscite ad avere. A gennaio 2014 ho iniziato a vedere i primi cambiamenti nel mio corpo: dimagrimento, tosse secca, prurito alle gambe, mal di stomaco. Ma i medici mi dicevano che ero stressata e affaticata.
    Il tumore mi è stato diagnosticato qualche giorno dopo il mio compleanno, a fine febbraio 2014: la febbre a 40 gradi, la corsa al pronto soccorso, il ricovero per sospetta polmonite, l'ingrossamento del linfonodo del collo, quindi la biopsia. Solo dopo 20 giorni di ricovero e accertamenti, all'Ospedale San Camillo di Roma, mi hanno comunicato la diagnosi, che sembrava quasi una sentenza di morte. E' stata mia madre a dirmelo: "Samantha, hai un linfoma di Hodgkin in stato avanzato. Devi fare le terapie quelle brutte". In un secondo ti crolla tutta la vita davanti. Il percorso non è stato facile. Oggi ho 31 anni e sono madre da pochi mesi. Un sogno che, quel giorno di tre anni fa, non avrei mai pensato di riuscire a realizzare. Avevo 28 anni, un compagno, tanti progetti e il sogno di una famiglia. Nel giro di pochi minuti ho visto vacillare tutto.
    "Non c'è tempo da perdere, dobbiamo iniziare subito la chemioterapia", mi dissero i medici. Mi ci volle poco a capire che avrebbe potuto compromettere la mia possibilità di avere un figlio. Tramite la mia ematologa sono entrata in contatto con l'associazione Gemme Dormienti, fondata da Mariavita Ciccarone, ginecologa dell'Ospedale San Carlo di Nancy a Roma, e parlare di maternità è stato il mio antidoto contro la depressione. Ho così scoperto che potevo prendere un farmaco (enantone) che mette a riposo le ovaie, perché non c'era tempo di fare la crioconservazione dei gameti o il prelievo del tessuto ovarico, tecniche di preservazione della fertilità che prevedono tempi più lunghi.
    Quindi sono iniziati i sei cicli doppi di chemio, durati 6 mesi: nausee, debolezza, il trauma psicologico di vedersi capelli. Le cure le ho terminate a settembre 2014, la vita ha ripreso a scorrere, i capelli a ricrescere. Mi sentivo di giorno in giorno meno debole e ho ricominciato pian piano a lavorare, ma nel 2015 un nuovo intervento in laparoscopia, per esaminare un linfonodo sospetto vicino al fegato: fortunatamente la biopsia era negativa. Era passata la paura ma restava un pallino fisso: quando potrò provare a diventare mamma? Lo chiedevo sempre alla mia ematologa. E la risposta era sempre 'aspettiamo ancora'. Tra l'altro pensavo che non sarebbe venuto facilmente. Invece, inaspettatamente, a maggio 2016 ho avuto il ritardo del ciclo; il 31 maggio ho fatto il test di gravidanza.
    Difficile spiegare l'emozione nel vedere le striscette colorarsi e poi il verdetto delle analisi del sangue. Non sono mancate preoccupazioni e paura, perché avrei dovuto sottopormi a altre tac di controllo che, per non rischiare di provocare danni al feto, ho dovuto saltare. "Siete stati incoscienti, dovevate aspettare", mi hanno detto medici e familiari, ma io l'ho presa come un dono. E i nove mesi di gravidanza sono passati senza complicazioni, seguita al Policlinico Gemelli. In fondo, non avrei pensato che sarebbe stato 'così facile'. Perla è nata il 17 gennaio 2017. La maternità è sempre un dono, ma per me e il mio compagno Daniele, lo è stato doppio perché ha coinciso con il realizzare un sogno che per tante donne è precluso, avere un figlio dopo un tumore. Mi piace raccontare a più persone possibile la mia storia perché ancora in Italia l'informazione sulla conservazione della fertilità non è così diffusa come dovrebbe. Per questo partecipo agli incontri e ai laboratori organizzati da Gemme Dormienti che hanno proprio l'obiettivo di sensibilizzare su questo tema.
    Certo, ero iperattiva e ora mi stanco subito. Certo, la paura che il Male torni, resta. Ma la mia vita da mamma, oggi, è meravigliosa. E devo dire grazie ai medici, ma anche al mio compagno, che è stato sempre presente. Il tumore ci ha unito ancora di più, dopo la malattia abbiamo iniziato a convivere e ora il nostro obiettivo è sposarci al più presto.(ANSA).
   

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