Porzia, lo yoga la mia arma in più contro il melanoma

'Guardare sempre avanti, il cielo è perenne ma le nuvole transitorie'

Redazione ANSA ROMA

Quando ti comunicano che hai tumore perdi inizialmente l'orientamento, ti senti smarrito, entri a far parte di un 'popolo', quello dei malati oncologici. Queste sensazioni le ricordo bene perché le ho provate su di me, al momento della diagnosi di melanoma, ricevuta nel 2015. Tutto è iniziato nel mese di maggio, indossavo un vestito scollato alla comunione di mia nipote. Un'altra nipote mi ha fatto notare che avevo un puntino nero sul braccio. Il piccolo puntino nero era dentro un neo marroncino, era grande come una testina di spillo.


    Ho iniziato ad avere come un punto interrogativo in testa. Per di più, prima della diagnosi della malattia, ho provato una cosa che poi ho scoperto essere comune anche ad altri: come se non fossi da sola, ma in due, e non provavo una sensazione di benessere quando mi alzavo al mattino. Dal momento che come insegnante di yoga e rappresentante regionale della Federazione italiana yoga avevo iniziato (a partire dal 2010 quando sono stata per la prima volta contattata) un progetto per un corso gratuito ai pazienti agli Ifo di Roma,di cui fanno parte l'Istituto nazionale tumori Regina Elena e l'Istituto dermatologico San Gallicano, mi sono rivolta a loro. Sono andata il pomeriggio a un centro di accoglienza, in cui si può accedere anche senza prenotazione, e la dottoressa che era lì mi ha consigliato di fare una visita di approfondimento. Ho effettuato così una visita di dermatologia oncologica e il dirigente del reparto mi ha detto che era necessaria l'asportazione con urgenza, prenotando già l'operazione lo stesso mese, a fine maggio. L'ho fatta e speravo fosse una piccola cosina, ero molto impegnata con la preparazione del matrimonio di una delle mie figlie che vive a Londra, e prima della malattia ero stata davvero molto assorbita, nelle mie giornate, anche dai postumi di un incidente capitato a mio marito. Poi è arrivata, con l'esame istologico, la diagnosi. "Signora, è un melanoma. Dobbiamo intervenire radicalmente, levare tutto il possibile dalla zona interessata".

Ricordo che a mia figlia che doveva sposarsi non ho detto nulla in quel momento. Ma mio figlio quel giorno mi ha aspettata alla porta chiedendomi- una cosa non sempre comune in una famiglia quando si va di fretta- "Mamma come stai?". Ci siamo abbracciati e mi ha confortato: "Non preoccuparti, ci siamo noi". Sono stata inoltre coinvolta, in quel periodo, nell'organizzazione del primo 'Yoga day' , il 21 giugno, tre-quattro giorni prima ho fatto la nuova operazione. Ma non ho voluto rinunciare a fare ciò che dovevo comunque. Il sette luglio ho levato i punti, l'11 mia figlia si è sposata. Il matrimonio è stato bello, con gente da tutto il mondo. Ho saputo che andava tutto bene sotto il profilo della malattia, per fortuna non dovevo fare terapie.


    Avere avuto un tumore mi ha insegnato, che stare dall'una o dall'altra parte fa la differenza. Ho fatto sempre con passione il mio lavoro al Regina Elena: ora capivo ancora di più cosa provassero le persone che seguivano i miei corsi di yoga, il disagio per quanto soffrissero, volevo riuscire ad aiutarle con il giusto distacco e non è certo stato facile. Per di più, il tumore era in qualche modo già entrato nella mia vita, segnandomi già in maniera profonda: mia madre è morta di tumore al seno mentre aspettavo il mio secondo figlio. Io continuo a fare dei controlli periodici, devo farli anche a breve, talvolta dimentico la data. Lo yoga mi ha aiutata tanto e credo che sia una grande possibilità. Ascolti te stesso, tra corpo, mente e respiro si crea un'unione. Con lo yoga ascolti il respiro, la tua mente si calma e si posa su ciò che stai facendo, mentre normalmente se ne va da un'altra parte. Il mio messaggio, in particolare per chi affronta la malattia è di guardare avanti. Per usare una metafora, il cielo è perenne e le nuvole transitorie. È importante vivere le esperienze per quello che sono, e la pratica dello yoga può aiutare a vestirsi e 'aggiustarsi' al meglio per vivere la giornata. Affacciamoci alla finestra, e vediamo ciò che c'è.
   

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