Dalle imprese il 92% di finanziamenti per la ricerca clinica

Da 2014 a 2018 in media solo il 4% finanziata da enti pubblici

Redazione ANSA ROMA

Le imprese trainano la ricerca clinica in Italia, contribuendo in media, negli ultimi 5 anni (2014-2018), al finanziamento degli studi clinici per farmaci e dispositivi medici in una quota pari al 92%. Mentre il finanziamento pubblico è stato, nello stesso arco di tempo, solo il 4%, con una restante quota coperta dal contributo dei cittadini e dell'UE. A fare il punto è il Libro Bianco "Il valore della ricerca clinica indipendente in Italia", realizzato dalla Fondazione Fadoi (Federazione dei dirigenti ospedalieri internisti) e dalla Fondazione Roche, presentato oggi a Roma presso il Nobile Collegio Chimico Farmaceutico.

In particolare, dai dati elaborati, osserva Claudio Jommi di Cergas-SDA Bocconi, "emerge che nel 2016 i finanziamenti per la ricerca clinica sono ammontanti a 788 milioni di euro, di cui il 7,5% erogato dallo Stato, l'89% dalle aziende e il resto da fondi UE e dai cittadini tramite il 5 per mille. Ma nel 2017, sul totale di circa 753 milioni, la quota a carico dello Stato, attraverso Aifa e Ministero della Salute, è scesa all'1%, mentre il contributo delle aziende è salito al 96%".

La ricerca finanziata dalle imprese, oltre a rappresentare la quota maggiore del finanziamento totale, spiega Gualberto Gussoni, direttore scientifico di Fadoi, "fornisce un aiuto importante al Servizio Sanitario nazionale, in termini di costi evitati in seguito alla somministrazione a titolo gratuito di farmaci oggetto di sperimentazione sponsorizzata ai pazienti arruolati nei trial". Ad esempio, precisa, "nell'oncoematologia, area che rappresenta oggi quasi il 60% dei trial clinici, ogni euro pagato dall'azienda privata per la sperimentazione di farmaci corrisponde a più di 2 euro di risparmio per la sanità pubblica e pari a un totale di circa 400 milioni l'anno".

 

- Ricerca: trial clinici no profit dimezzati in 8 anni. Garavaglia, promuovere collaborazione tra pubblico e privato 

La ricerca clinica aiuta a trovare cure sempre migliori per i pazienti, ma il numero delle sperimentazioni indipendenti in Italia si è ridotto di quasi il 50% negli ultimi 8 anni. Questo l'allarme lanciato dal Libro Bianco "Il valore della ricerca clinica indipendente in Italia", realizzato dalla Fondazione FADOI (Federazione dei dirigenti ospedalieri internisti) e dalla Fondazione Roche, presentato oggi a Roma. Analizzando i dati dell'Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) sulla Sperimentazione Clinica dei Medicinali in Italia, precisa il Libro Bianco, "emerge che tra il 2009 e il 2018, seppur con lievi segnali di recupero nell'ultimo anno, il numero di studi no profit è quasi dimezzato". Gli investimenti pubblici nella ricerca sono indispensabili per il progresso tecnologico e scientifico del Paese, ma sempre meno sufficienti a portare i risultati dell'innovazione fino al paziente. "Per la cosiddetta ricerca medica traslazionale, la collaborazione tra pubblico e privato è imprescindibile. Negli Stati Uniti - sottolinea Ennio Tasciotti, ricercatore presso la Houston Methodist Research Institute Department of Nanomedicine - le collaborazioni, anche mediante partnership pubblico-privato sono molto diffuse, e consentono di raggiungere obiettivi difficilmente ottenibili in altro modo. E la ricerca privata non è circondata da una cultura del sospetto ma monitorata e codificata all'insegna della massima trasparenza". "La ricerca di qualità è preziosa per i giovani, per gli scienziati, per i pazienti e per l'intero Paese - afferma Mariapia Garavaglia, presidente di Fondazione Roche - e promuovere una sana collaborazione tra quella pubblica e privata garantisce benefici sia a livello economico per il Paese, sia per dare alle persone cure sempre più efficaci".

 

Ricerca: esperti, non penalizzare rapporto pubblico-privati. Italia fanalino di coda per finanziamenti pubblici con 1,38%

Italia fanalino di coda per finanziamenti pubblici alla ricerca, alla quale destina, secondo dati Istat 2019, l'1,38% Pil contro una media UE del 2%. Ancora minore è l'impegno per la ricerca clinica, area che sta vedendo il riassetto della normativa in materia, e che rischia di essere penalizzata da strette misure sul conflitto di interessi. A lanciare l'allarme è un position paper redatto da medici, scienziati e accademici, presentato oggi insieme al Libro Bianco sulla ricerca clinica, realizzato da Fondazione Fadoi (Federazione dirigenti ospedalieri internisti) e Fondazione Roche. "L'obiettivo della legge 3/2018 sulla riorganizzazione dell'assetto della ricerca clinica - ha spiegato l'ex ministro della Salute Beatrice Lorenzin - era quello di rimettere l'Italia in gioco rispetto ai competitor stranieri". Tuttavia, il relativo decreto legislativo 52 del 2019, denuncia il Position Paper sottoscritto anche da 23 associazioni e società scientifiche, "rischia di rappresentare lo spartiacque negativo per il futuro della sperimentazione clinica". In particolare, per garantire l'assenza di conflitti di interesse degli sperimentatori con l'azienda titolare del farmaco oggetto di studio, impone "l'assenza di qualsiasi tipo di rapporto di consulenza o collaborazione con il promotore". Un approccio che sembra avallare una "cultura del sospetto" non in linea con quanto previsto inizialmente dalla legge, nella quale si parlava di "rapporti trasparenti" e non di "assenza di rapporti". La pretesa di totale assenza di collaborazioni pubblico privato, si legge nel documento, "è non solo pressoché irrealizzabile ma significherebbe tagliare fuori l'Italia dai contesti di ricerca internazionali". Rispetto a quanto previsto nel decreto legislativo, ha precisato Lorenzin, "c'è margine di miglioramento e non mancano gli strumenti normativi, visto che mancano ancora i decreti attuativi finali. Speriamo la politica ascolti l'appello degli scienziati". 

   

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