Parodontite, 1 paziente su 2 non è regolare nei controlli

Per migliorare l'aderenza, bisogna migliorare la comunicazione

Redazione ANSA ROMA

Almeno un paziente su 2 affetto da parodontite non si presenta in modo regolare ai controlli periodici che il medico gli consiglia di eseguire, e questo limita la possibilità di una prognosi favorevole. Tra le possibili cause, anche la mancata efficace comunicazione con il proprio dentista o igienista dentale. "Il professionista deve esser chiaro nelle spiegazioni e comprendere quale sia il miglior canale comunicativo con il paziente che ha di fronte, però non sempre accade. E spesso, tra i due, manca empatia", sottolinea Silvia Masiero, esperta della Società Italiana di Parodontologia e implantologia (SIdP).

La malattia parodontale, ovvero l'infiammazione cronica delle gengive è correlata ad altre patologie quali il diabete e le malattie cardiovascolari, e a lungo andare, può portare alla perdita dei denti. Ma può essere curata con successo. Per farlo, è importante ottenere la collaborazione del paziente e la sua 'aderenza' nell'effettuare una corretta igiene dentale domiciliare e professionale, così come nella costanza dei controlli in studio. Tutto questo deve essere da lui compreso in modo chiaro, altrimenti non è possibile modificarne i comportamenti. "Ci dovrebbe essere - prosegue l'esperta - un rapporto di feeling con le persone a cui il soggetto affida la salute della sua bocca. Ma non tutti i pazienti hanno la stessa capacità comunicativa e spesso l'igienista e parodontologo non si sforzano di farsi capire. Ad esempio, se utilizzano termini tecnici, come la 'profondità del sondaggio' o il 'sanguinamento al sondaggio'(esame che permette di misurare la profondità delle tasche parodontali e diagnosticare il danno), dovrebbero avere l'accortezza di spiegarne il significato".

Per questo, precisa Masiero, "il professionista, prima di passare alla strumentazione o alla chirurgia, deve intuire le caratteristiche del singolo paziente e adattarsi nel modo di comunicare, con l'obiettivo finale di trovare quell'alleanza terapeutica, importantissima in ogni branca della medicina".
   

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