Resistenze agli antibiotici minacciano la salute di denti e gengive

In aumento germi della parodontite che sfuggono a terapie

Redazione ANSA ROMA

Le resistenze agli antibiotici possono rappresentare un serio pericolo anche nelle cure dentistiche, che danno conto dell'8-11% di tutti gli antibiotici prescritti complessivamente. L'efficacia delle cure della malattia delle gengive (parodontite) può essere messa in serio rischio da resistenze agli antibiotici somministrati proprio per combattere i germi responsabili nel cavo orale, infatti dei 4 batteri chiave trovati nella bocca dei pazienti con parodontite almeno uno ha acquisito la resistenza a un farmaco attualmente in uso.


    Sono i preoccupanti dati forniti a EuroPerio9, congresso della Federazione Europea di Parodontologia tenutosi ad Amsterdam, da Karin Jepsen, Professore Associato del dipartimento di Parodontologia di Bonn, Germania, che ha condotto uno studio su 7804 pazienti con parodontite i cui batteri orali sono stati analizzati proprio alla ricerca di germi resistenti a uno o più antibiotici.
    "Ci sono due tipi di problematiche - spiega all'ANSA il professor Leonardo Trombelli, direttore del centro di ricerca sulle Malattie Parodontali e Perimplantari dell'Università di Ferrara e socio della Società Italiana di Parodontologia e Implantologia - a livello individuale la selezione di resistenze può determinare problematiche di carattere più generale, non solo limitate al cavo orale, l'individuo diviene resistente agli antibiotici anche per altre infezioni, ad esempio per una polmonite; poi a livello sociale, poiché le resistenze possano essere 'trasmesse' da un batterio all'altro, influenzando la risposta della popolazione a una determinata molecola antibiotica ".


    Oggi, continua Trombelli, le categorie mediche si stanno ponendo il problema, tuttavia se negli ultimi 20 anni le prescrizioni mediche di antibiotici sono calate - specie quelle dei medici di medicina generale - quelle dei dentisti sono addirittura aumentate (pressocché raddoppiate dal 1996 al 2013).
    Peraltro i dentisti spesso prescrivono penicilline che, purtroppo, non sono indicate per controllare l'infezione parodontale, per la quale, invece, è più indicato usare un cocktail di molecole diverse. Ciò nondimeno, la professione sta diventando parte in causa per diminuire l'uso sconsiderato di antibiotici, sottolinea l'esperto.
    Lo studio tedesco mette a nudo il problema. I pazienti con malattia delle gengive di frequente presentano diverse specie di patogeni con diversi gradi di resistenza agli antibiotici. In particolare il microbiota orale sembra essere un'importante riserva di resistenze antibiotiche.


    "Lo scopo del nostro studio era determinare la frequenza di antibiotico-resistenze tra i campioni di batteri presi dalle gengive dei pazienti" - spiega Jepsen.
    "Abbiamo individuato la tendenza a sviluppare resistenze da parte di tre dei germi più comunemente causa della parodontite - spiega Jepsen - cosa che fa insorgere la preoccupazione sull'uso indiscriminato degli antibiotici per curare la parodontite".
    Secondo Jepsen solo nei casi più gravi la malattia delle gengive si deve trattare affiancando alla pulizia sotto-gengivale la prescrizione di antibiotici e per il futuro sarà sempre più importante procedere a esami del pool di germi presenti nella bocca del paziente per terapie sempre più mirate onde evitare quando possibile farmaci ad ampio spettro e d'altro canto antibiotici inefficaci su certi microrganismi che hanno già acquisito resistenze farmacologiche.


    È importante quindi ricordare al paziente che bisogna evitare il fai-da-te, come spesso accade quando si ha dolore a un dente, perché prendendo antibiotici senza controllo medico e a dosaggi non appropriati si aumenta la probabilità di resistenze, sottolinea Trombelli. "Dal canto loro i professionisti devono cercare di restringere la indicazioni per la prescrizione di antibiotici, ricordando che, peraltro, l'antibiotico non è mai un'alternativa alle terapie eliminazione meccanica dei batteri (la pulizia gengivale profonda) - sottolinea. Inoltre non tutti i casi di parodontite vanno curati con antibiotico. In coerenza con la nuova classificazione mondiale, le parodontiti in cui sono consigliati gli antibiotici aggiuntivi al trattamento convenzionale sono quelle in stadio III o IV (le più gravi) e che presentano prognosi (grading) più sfavorevole".(ANSA).
   

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