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Tumori, farmacista ospedaliero sempre più d'aiuto al paziente

Migliora aderenza, trova effetti avversi e risolve dubbi

Redazione ANSA

ROMA - Migliorare l'aderenza alle terapie, scovare eventuali effetti avversi, risolvere i dubbi che i pazienti non hanno il coraggio di confessare all'oncologo. Il ruolo del farmacista ospedaliero è sempre più a contatto diretto con il paziente, e nel caso dei tumori questa figura può diventare molto più che una semplice 'dispensatrice'. Se ne è parlato al simposio 'Nuove sinergie tra farmacista ospedaliero e paziente oncologico' all'interno del programma del congresso della Società Italiana Farmacisti Ospedalieri.

"Il farmacista ospedaliero può essere la soluzione per la cosiddetta 'mancata aderenza non intenzionale, dovuta ad esempio a dimenticanze - ha spiegato Emanuela Omodeo Salè, dello Ieo di Milano, durante l'evento organizzato da Teva Italia -. Noi possiamo essere il trait d'union tra il clinico e il paziente, dobbiamo rivendicare con forza questo ruolo".

Durante l'evento sono stati presentati diversi esempi di 'collaborazione' tra farmacista e paziente. "Il nuovo ruolo comporta sicuramente lavorare molto sulla formazione e la cultura - spiega l'esperta - perchè un farmacista che si avvicina di più al paziente deve avere le competenze adeguate, per cui dobbiamo essere sempre più preparati. E' un fenomeno che all'estero già si vede, in futuro gli oncologi non saranno più sufficienti a seguire i pazienti, e hanno lanciato un appello alle altre figure sanitarie non mediche, credo che ci dobbiamo collocare qui, possiamo diventare una cerniera tra paziente e oncologo".

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