Melanoma, un test genetico può cambiarne l'evoluzione

Rileva mutazione presente nel 50% dei malati,per cui c'è terapia

Redazione ANSA MILANO

Le terapie per i tumori si fanno sempre più precise e, nel caso del melanoma, stanno cambiando il panorama della sopravvivenza. Grazie al test molecolare per la mutazione genetica della proteina Braf è possibile identificare chi risponde alla terapia a bersaglio molecolare, che ha dato buoni risultati sul tumore sia con le metastasi che in fasi meno avanzate. E' una delle novità presentate oggi a Milano all'inaugurazione della campagna di prevenzione 'Oltre la pelle' lanciata da Novartis con alcune associazioni di pazienti.

Il gene Braf, presente nel 50% dei melanomi, si trova nelle cellule tumorali e quando è mutato "è come se ci fosse un interruttore sempre acceso, che favorisce la crescita del tumore", spiega Giuseppe Palmieri, presidente dell'Intergruppo Melanoma italiano (Imi), nonchè tra gli scopritori della mutazione. Avere questa mutazione, che rende il tumore più 'aggressivo', può però cambiare il corso della malattia.

"Attraverso il test molecolare, si possono selezionare i pazienti adatti alla terapia a bersaglio molecolare", continua.
    Si tratta di un mix di un Braf inibitore con un inibitore della proteina cellulare Mek, che spegne l'attività della proteina mutata, bloccando l'evoluzione del tumore, e garantendo un'elevata efficacia e una maggiore sopravvivenza. La terapia è indicata per tutti i casi di melanoma avanzato o metastatico, nonchè per chi ha la malattia al terzo stadio, cioè quando è arrivata ad occupare vasi linfatici e linfonodi locali. Il test genetico molecolare si affianca alla biopsia ed è disponibile in tutti i centri italiani.

"Questi nuovi farmaci, in uso dal 2011-2012, hanno permesso di aumentare la sopravvivenza al melanoma dopo 6 anni dal 2% al 40% per i pazienti con metastasi", aggiunge Paola Queirolo, direttore della divisione melanoma dell'Istituto europeo di oncologia (Ieo) di Milano. "Le sperimentazioni fatte sui malati con melanoma al III stadio - conclude Queirolo - subito dopo la chirurgia del linfonodo, hanno dimostrato che si può arrivare ad una guarigione vera dopo un anno di terapia fatta con compresse". 

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