Osteosarcoma, nuove prospettive da estratto foglie di agave

Molto farmaci in oncologia provengono da composti naturali

Redazione ANSA ROMA

(ANSA) - ROMA, 27 MAR - Aurora Tomaselli aveva 13 anni quando un tumore raro, un osteosarcoma, che colpisce i giovani e che fa registrare ogni anno in Italia 100-120 casi, l'ha portata via. Ha scoperto di avere una neoplasia dopo essersi graffiata con una pianta di agave. Sognava di diventare ricercatrice e avrebbe desiderato studiare proprio l'effetto dell'agave sulla sua malattia. I genitori hanno voluto portare avanti la ricerca con fondi dell'associazione che porta il suo nome: oggi è stato presentato, al convegno 'Agave: Squarci di Luce', il risultato di uno studio proprio sull'agave. Dalla ricerca, dell'Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma e pubblicata su Cancer Letters, emerge che l'estratto di foglie di agave ha un effetto antitumorale e nelle cellule di osteosarcoma si è dimostrato come inibisca la vitalità e migrazione. La ricerca è stata condotta su cellule umane in vitro e come spiega Giovanni Blandino, che dirige il laboratorio di oncogenomica ed epigenetica "apre la prospettiva al fatto che questo estratto naturale così potente potrebbe essere un presidio terapeutico importante a supporto (e non in sostituzione delle terapie tradizionali) per i pazienti". "È un punto di partenza- precisa Blandino- abbiamo il dovere di caratterizzare ulteriormente i meccanismi molecolari con cui l'agave aggredisce l'osteosarcoma, la sperimentazione clinica dovrà invece testare sui pazienti i risultati". Molti farmaci utilizzati in oncologia provengono da composti naturali. Per la precisione, come spiega la dottoressa Alessandra Longhi, dell'Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna, "c'è un 50% dei farmaci che utilizziamo in oncologia derivati dalle piante: o totalmente o parzialmente". Secondo Longhi "la ricerca di base non deve avere pregiudizi". "Nel 2007 è stato condotto uno studio sul vischio come terapia di mantenimento in pazienti liberi da malattia ad alta probabilità di ricadute - evidenzia- e abbiamo avuto una percentuale maggiore di pazienti che non hanno avuto ricaduta rispetto a un altro gruppo che ha fatto una terapia per le ossa".(ANSA).
   

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