Morto Lee Iacocca, padre della Mustang

E' stato il presidente di Ford e il numero uno di Chrysler

Redazione ANSA WASHINGTON

Addio a Lido Anthony Iacocca, leggenda dell'industria automobilistica americana conosciuto col nome di Lee. E' morto all'eta' di 94 anni nella sua residenza di Bel Air, in California. Insieme a Henry Ford e Walter Chrysler e' stato il personaggio simbolo del boom dell'automobile in America Figlio di immigrati italiani che vendevano hot dog per gli operai delle acciaierie di Allentown, in Pennsylvania, Iacocca si e' fatto da solo, nel solco della piu' pura tradizione dell'American Dream. Dopo una vita di stenti che non gli hanno pero' impedito di studiare e' diventato per decenni l'uomo piu' potente di Detroit, capitale dell'auto Usa, entrato nella storia per aver cambiato il volto dell'auto in Usa e per essere stato l'unico finora a guidare due delle Big Three di Motor City: presidente di Ford alla fine degli anni '70 e negli anni '80 numero uno di una Chrysler che salvo' dalla bancarotta, diventando un mito e una sorta di eroe popolare. Grande visionario, il suo nome e' legato ad alcuni modelli di auto iconici come la Ford Mustang, di cui viene considerato il padre. E fu sempre lui a lanciare all'inizio degli anni '80 la K-car platform che rilancio' la Chrysler, facendo uscire sul mercato anche i primi monovolume e minivan, anticipando il futuro. La sua fama crebbe cosi' tanto che nel 1998 si parlo' di lui come possibile candidato alla presidenza.

Negli ultimi anni della sua carriera alla Chrysler si e' dedicato molto anche alla beneficenza, contribuendo al restauro della Statua della Liberta' e alla riqualificazione di Ellis Island, l'isola nella baia di Manhattan al cui porto attraccavano le navi di immigrati provenienti dall'Europa, come quella che aveva portato negli Usa i suoi genitori, originari di San Marco dei Cavoti in provincia di Benevento. Il suo capolavoro fu il salvataggio di Chrysler, una ventina di anni prima dell'arrivo di Sergio Marchionne e del bailout di Barack Obama. Riusci' ad ottenere un prestito di 1,5 miliardi di dollari convincendo il governo federale che un'industria come la Chrysler era vitale per l'economia del Paese e non si poteva lasciarla fallire. Il miracolo riusci' anche grazie alle sua capacita' di dialogo con i sindacati e gli operai, che convinse a buttare anima e corpo su una nuova linea di modelli che rilancio' decisamente il marchio riportandolo al vecchio splendore. I tempi in cui fu licenziato da Ford per durissimi contrasti col nipote di Henry Ford sulla gestione del gruppo erano ormai lontanissimi.

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