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Apnee notturne aumentano rischi al volante, obesità, fumo e alcol gli imputati

Ne soffrono un uomo su due e una donna su quattro

Redazione ANSA ROMA

Persone in sovrappeso o obese, chi fuma o beve e chi ha una circonferenza del collo molto ampia.
    Sono queste le persone più a rischio di apnee notturne, un problema che disturba il sonno di uomo su 2 e una donna su 4, con un costo per il Servizio Sanitario Nazionale di circa 3 miliardi di euro, di cui solo il 6% è investito in prevenzione.
    Questi alcuni dei dati emersi in occasione della presentazione della campagna "Dormi meglio, Guida sveglio", promossa dall'Automobile Club d'Italia (ACI) e della Fondazione Italiana Salute Ambiente e Respiro (Fisar).
    La Sindrome delle Apnee Ostruttive nel Sonno (OSAS) è un disturbo respiratorio che si verifica con ricorrenti episodi di occlusione delle alte vie aeree ed è spesso associato al russare. Si tratta, spiega Fernando De Benedetto, responsabile del progetto e direttore scientifico Fisar "di una patologia sommersa, un iceberg di cui si conosce solo la punta. Abbiamo risposto a questa emergenza sociale ideando un progetto col quale mettiamo a disposizione il nostro network di esperti". I sintomi notturni sono sonno irrequieto, microrisvegli, sensazione di soffocamento, aritmie cardiache. I sintomi diurni sono invece sonnolenza, stanchezza e scarsa concentrazione. Per questo chi ritiene di soffrirne, dovrebbe tenere a mente alcuni consigli: evitare di guidare la notte, nei lunghi viaggi effettuare brevi soste, condividere con altri la guida, tenere d'occhio alcuni segni premonitori del colpo di sonno, come la difficoltà a mantenere una velocità regolare. In tali casi, fermarsi per un caffè, sgranchirsi e fare un sonnellino. Ma soprattutto chi sospetta di avere questo problema dovrebbe rivolgersi a un centro qualificato per la diagnosi. Troppo spesso, "questi disturbi vengono alla luce quando si è coinvolti in incidenti stradali. Bisogna superare il timore di perdere la patente e acquisire la consapevolezza che attraverso percorsi terapeutici adeguati è possibile intervenire", conclude Roberto Sgalla, direttore centrale per la Polizia Stradale, Ferroviaria, delle Comunicazioni della Polizia di Stato. 
   

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