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Tempo Libero

Giornata della poesia, dai libri ai muri è l'epoca dei versi 'democratici'

Liriche per tutti migliorano posti abbandonati. Parlano Fenejum e Mister Caos, poeti di strada

In una strada di Roma su un muro versi lirici: poesia di strada da M.E.P. (movimento emancipazione poesia) - foto di Alessandra Magliaro © ANSA
  • Redazione ANSA
  • 21 marzo 2019
  • 14:50

E' una delle tante forme espressive della poesia, quella forse più alla portata di tutti, o meglio sotto gli occhi di tutti: parliamo dell’Urban Poetry in occasione della Giornata mondiale della poesia del 21 marzo.

Nel mezzo di tanti fenomeni “4.0” che riguardano la poesia - dalle competition di slam poetry ai festival sparsi per tutta Italia, fino all’incontro con la nuova musica italiana, dall’indie all’hip hop - la poesia di strada è da qualche tempo al centro dell’attenzione, grazie ad una nuova generazione di “poeti urbani”. Quelli che scelgono di esprimere il loro talento sulla carta stampata o con parole dipinte, raggiungendo un nuovo pubblico e usando le città come inedite pagine di un libro contemporaneo. L’obiettivo è diffondere la poesia e i suoi messaggi, universali o personali, usando un linguaggio vicino alle persone e lontano dalle convenzioni, occupando spazi inediti o riconquistando i non-luoghi delle città.

Due dei protagonisti sono Fenejum e Mister Caos.

Fenejum, “pseudonimo di una parola più o meno inventata”, misterioso e orgogliosamente anonimo poeta di strada, definito dai media il “Banksy della poesia e della letteratura italiana”, ha scelto la carta e la stampa per diffondere le sue composizioni poetiche, riempiendo i muri delle città di fogli A4 pieni di rime e di immagini che richiamano la bellezza come mezzo per combattere il male di vivere contemporaneo.

Fenejum ha raccontato al brand di telefonia Wiko il suo rapporto con la poesia e il “ruolo” del poeta di strada oggi. “La poesia è una cosa così squisitamente vaga e intima che va ben oltre la letteratura. La strada è il luogo migliore per condividere versi, soprattutto oggi: le cose belle dovrebbero essere fruibili e gratuite, e solo in strada questo può avvenire senza troppi compromessi. Si leggono pochissimi libri di poesie, ma questo non significa che non ci sia bisogno dei poeti; se il lettore non va in cerca della poesia, allora sarà la poesia ad andare in cerca del lettore... per me è questa l'essenza della poesia di strada…”.

La poesia di Fenejum si rivolge infatti a tutti: al passante, a chi la noterà, a chi la fotograferà o magari a chi la staccherà da un muro per farla sua.

Mister Caos, classe ’92, è un poeta e artista milanese, che spezza e poi ricompone, attraverso la scrittura e la pittura, i confini tra arte e parole. Il suo approccio è frutto di una contaminazione tra stili e forme espressive diverse, che hanno un comune denominatore: la volontà di lasciare tracce di sé, accessibili a tutti. A Wiko ha raccontato che: “… Scrivo poesie perché è il mio modo di dialogare con il mondo, di uscire, incontrare persone e fare esperienze. Poesia perché dà voce a quello che penso, in strada perché chiusa in un libro sarebbe come stare zitto”.

Mister Caos ha coltivato la passione per la scrittura e il graffito fin da piccolo. Si è lasciato ispirare da tanti mondi: il punk, il rock, il rap, il cantautorato italiano, ma anche dalle stesse persone, dalle loro storie, dalle città.

Ciò che accomuna figure contemporanee come Fenejum, Mister Caos e gli altri poeti di strada è la volontà di “democratizzare” l’emozione della poesia, la bellezza della parola e lo spazio delle metropoli di oggi. Rendere accessibili e alla portata di tutti questi linguaggi, aprire a forme di espressione dirompenti e fuori dagli schemi, invitare le persone a recuperare il senso e lo spazio del mondo.

  • Redazione ANSA
  • 21 marzo 2019
  • 14:50

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