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Proteggiamo troppo i nostri figli a scuola. Ecco come farli camminare sulle proprie gambe

Paure e sensi di colpa degli adulti si sovrappongono sui pargoli. Lettere, libri, blog e 6 domande per riflettere

Un papà aiuta la figlia nei compiti foto Kerkez iStock. © Ansa

Dall’incubo pidocchi, fonte di ansia e sospetti, al controllo spasmodico dei piatti serviti alla mensa. Alle chat e ai gruppi ‘genitori’ su whatsapp che diventano luoghi di sfogo dannosi. Dulcis in fundo i commenti sarcastici fra madri e padri sugli insegnanti, avanti alla scuola e in presenza dei propri figli. Cosa si cela dietro la mancanza di fiducia nei docenti e nelle scuole? Perché si tende a screditare e delegittimare gli insegnanti? Quello che diceva la maestra di quando noi genitori eravamo bambini non si discuteva, perché abbiamo smesso di considerare le scuole un luogo in cui imparare il rispetto per noi stessi e gli altri? A fronte di un crescendo di critiche, prese di posizione e difesa dei figli a oltranza, e poi insulti e azioni violente di genitori verso gli insegnanti che mettono note o brutti voti a ragazzini pestiferi e che la cronaca ci segnala ogni giorno, si muove (veramente, un po’ più silenzioso) un nuovo fronte. E’ una voce pacifista, indirizzata al ‘corpo genitori’, spesso composta dagli stessi padri e madri e che punta a far riflettere, cambiare strategie, prevenire lo scoppio di allarmi controproducenti e ritrovare la bussola. Perché i pargoli, col cattivo esempio in casa, cresceranno male eccome e a scuola impareranno poco e male.

Se i social sono il luogo prediletto per gli insulti a caldo, sono anche il mezzo più consultato e diretto per analizzare il problema, rivoltarlo e smontarlo, ritrovando la cosiddetta via di mezzo. Genitori attenti, ma non col piede sul fronte di guerra, hanno preso carta e penna o la tastiera di un computer per scrivere lettere, partecipare a forum, creare occasioni per parlare e sollevare dubbi per instaurare con le scuole un colloquio civile e utile.

Genitori di oggi, alunni di ieri. Come lo scrittore e disegnatore di fumetti Matteo Bussola, autore di libri di successo accolti anche in modo caloroso in molti altri Paesi come il primo ‘Notti in bianco, baci a colazione’. Padre di 3 bambine ha scritto adesso una lettera in forma di manuale indirizzata a noi genitori, incluso lui naturalmente, per riflettere sulla scuola. Nel nuovo libro, ‘Sono puri i loro sogni’ (Einaudi, Stile Libero), con tono garbato e lieve fa un ritratto divertito ma molto serio della scuola di oggi e di quella di quando era piccolo lui, che ora ha 4 primavere. Va poi dritto al nocciolo della questione, scopre le leve che ci spingono a sbagliare: le nostre paure e i sensi di colpa, scrivendo in sintesi: “Perché lo facciamo? Conosciamo la risposta. Perché siamo spaventati dall’idea che possa accadere loro qualcosa di brutto, che possano farsi male, o vederli in crisi (…) ma per dare loro la possibilità di diventare, dobbiamo essere disposti a rischiare perfino le tempeste, perfino quelle che saranno contro di noi”. E conclude: “Lasciamo andare i nostri figli nel mondo, permettiamo che compiano i loro passi senza di noi”. E così il papà Bussola è richiesto negli istituti scolastici per partecipare a dibattiti e riunioni con genitori, alunni e insegnanti che accorrono numerosi, come nell’ultima serata svolta alla scuola Manzoni di Verona, di Borgo Venezia.

Social per genitori e insegnanti. Ironia, innanzitutto. Ma anche dibattiti e riflessioni serissime viaggiano online. Facebook è la piazza principale che raduna folle di genitori e anche di insegnanti, spesso indignati. Molto seguito anche il blog dell’insegnante Isabella Milani (www.professoressamilani.it), che dispensa consigli e spunti per uscire dall’impasse anche agli insegnanti. Autrice del nuovo libro ‘Maleducati o educati male?’ (Vallardi editore) segnala che “i genitori, pur convinti di agire per il bene dei figli, inconsapevolmente li danneggiano iper-proteggendoli e deresponsabilizzandoli. I genitori che hanno un buon rapporto con gli insegnanti mirano allo stesso scopo, cioè l’autonomia e la serenità del bambino”. Ma sui social c’è ampio spazio anche per i forum fra genitori alle prese con le scuole elementari dei loro bambini. Dubbi, critiche e domande su tutto. Come quelle del forum ‘alfemminile’ che, nel forum ‘psicologia’ dedica un’area all’argomento che rispecchia debolezze, timori e sfiducia nella scuola di oggi da parte dei genitori moderni. “Perché i bambini fanno i compiti sulle schede fotocopiate?”; “Perché per insegnare la matematica c’è bisogno di disegni, passaggi, palline e regoli quando noi abbiamo imparato senza troppi fronzoli?’ sono solo due esempi. Qualche maestra coraggiosa risponde.

Più autostima salva i genitori. Sviscera la psicologia dei genitori e di tutti i componenti delle famiglie come punto di partenza per ritrovare fiducia anche nella scuola, la psicopedagogista Barbara Tamborini, autrice del best seller 2017 ‘L’età dello tsunami’ scritto con il collega Alberto Pellai. Nel nuovo libro, ancora a doppia firma con Pellai ‘Il metodo famiglia felice’ uscito in questi giorni nelle librerie, punta ad aumentare l’autostima, con un metodo fondato sui pilastri che reggono il nucleo domestico: famiglia, amici, corpo, emozioni, scuola, lavoro e ambiente. La consapevolezza dei propri limiti aiuta ad aprirsi verso gli altri. Per farlo propone quiz, test e sfide creative con se stessi per aderire a un progetto educativo benefico per i figli. Come? Iniziando a rispondere alle seguenti 6 domande:
- Quali relazioni intrattengono le altre persone che fanno parte della mia vita, al di fuori del contesto familiare?
- Che percezione ho del mio successo in ambito di studi o lavoro?
- Quali relazioni intrattengo in famiglia?
- Fino a che punto so riconoscere, regolare ed esprimere le emozioni?
- Quali possibilità ho di sentirmi protagonista e di giocare un ruolo attivo nel contesto in cui vivo?
- Fino a punto accetto e apprezzo la mia immagine?

 

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  • 18 gennaio 2018
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