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Generazione smartphone, adolescenti depressi, casalinghi ma estranei ai genitori

Allarme pediatri italiani, ipertecnologici, vulnerabili e infelici

Adolescenti in simbiosi con lo smartphone. foto mixetto iStock. © Ansa

 Ipertecnologici, con profili sui social ancora prima di iniziare la scuola, sono più lenti, depressi, vulnerabili psicologicamente, escono di meno ma sono degli estranei per i loro genitori: è il ritratto dei 'figli dello smartphone', gli adolescenti di oggi o iGen come li chiamano negli Usa. Un quadro su cui i pediatri dell'Associazione culturale pediatri hanno deciso di lanciare l'allarme dalle pagine della loro rivista Quaderni, per "salvare una generazione impreparata a diventare adulta". I teenager "non sono solo più sedentari e grassi - scrive Augusto Biasini, primario di pediatra dell'ospedale Bufalini di Cesena - ma sono più lenti nel correre e ogni 10 anni perdono 5 chilometri orari in velocità".

Negli Stati Uniti gli ultimi studi hanno dimostrato come dal 1930 in poi i comportamenti degli adolescenti abbiano subito i cambiamenti più profondi nella generazione nata dal 1995 al 2012, in particolare dal 2007 in poi", anno di uscita sul mercato dell'iPhone. "In Italia non abbiamo ancora studi di questa portata, ma questi dati possono estendersi alla media dei nostri adolescenti", continua.

I ragazzi che dipendono dalla tecnologia sono simili tra loro e hanno gli stessi tipi di problemi, ricchi o poveri che siano, che vivano in metropoli o piccole città. "Sono più a loro agio in casa, sdraiati a letto che fuori a una festa o in auto - continua Biasini - Non escono perché la loro vita sociale avviene sull'iPhone. Il numero di ragazzi che esce con gli amici quasi ogni giorno è calato del 40% dal 2000 al 2015". Sono inoltre meno interessati alle relazioni con l'altro sesso: l'appuntamento dopo essersi parlati avviene solo per il 56%.
    Fanno anche meno sesso: nel 2016 era il 67% in meno del 1991.
    "Passano molto tempo in famiglia ma sono estranei ai loro genitori. Sono paradossalmente più al sicuro da alcol e incidenti, perché meno interessati all'autonomia e alla libertà", rileva Biasini. Ad esempio se quasi tutti i Boomers liceali (nati fra '45 e '60) guidavano, oggi a fine liceo il 25% dei ragazzi non ha ancora la patente. Sono molto più vulnerabili psicologicamente dei nati negli anni '80-'90, più depressi, più insonni perché stregati dalla luce blu notturna, più infelici con più idee suicide. "Il tempo dell'adolescenza, se occupato quasi completamente dalla realtà virtuale, rimane inutilizzato per la maturazione. C'è però una buona notizia - conclude Biasini - I ragazzi sono consapevoli di questa loro fragilità.
    Hanno solo bisogno di qualcuno che li aiuti a uscirne, soprattutto i coetanei, magari coinvolgendoli in attività di volontariato, sport o altro. E anche genitori, educatori, medici devono fare la loro parte".
   

  • di Adele Lapertosa
  • ROMA
  • 30 dicembre 2017
  • 19:22

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