Società & Diritti

Donne, le cicatrici archetipiche in otto figure della letteratura

da Medea alla Malefica di Disney ecco altrettanti aspetti del 'problema senza nome': il femminile

La madre dei draghi Daenerys Targaryen, interpretata da Emilia Clarke, nel Trono di Spade © AP

Dall''ancella' Difred alla Malefica Disney, dall'eroina tragica Medea alla mitologica Elena di Troia, dalla madre dei draghi Daenerys alla sacerdotessa Morgana: sono le protagoniste di 'Liberati della brava bambina', il manuale dei filosofi Maura Gancitano e Andrea Colamedici che affronta 'il problema senza nome' del femminile. "La ragione per cui sente questa insoddisfazione bruciante - scrivono gli autori - è banale nella sua semplicità: è una donna. Questo non vuol dire che è complicata e incomprensibile, isterica e indomabile, intrattabile e uterina. Significa, al contrario, che è parte di una storia di sottomissione e silenzio".

Come smettere di fare sanguinare queste "cicatrici archetipiche?". "Il primo passo è smettere di far finta che non esista un problema, e rompere il tabù; il secondo è smettere di trovare un passatempo per allontanarlo; il terzo rendersi conto di quale sia la condizione della donna nella nostra società". Ed ecco le otto donne della letteratura, mitica e contemporanea, che svelano otto aspetti del 'problema senza nome', aprendo le porte alla sua soluzione.

Era, moglie di Giove, incarna la rinuncia alla realizzazione: considerata l'archetipo dell'angelo del focolare, in realtà "non è stata libera di scegliere: non era nata per fare la moglie, non ha scelto di vivere solo per Zeus, come alcuni autori sostengono. Ci si è ritrovata, è stata costretta, com'è accaduto spessissimo nei millenni e ancora oggi continua ad accadere".

Malefica, la fata cattiva della Bella addormentata nel bosco, è la rabbia incontrollata: "è chi non accetta di appiattirsi, di aderire a un'immagine a una dimensione, di obbedire e non ascoltare. Chi non segue le norme, il quieto vivere, gli schemi. Chi accetta di vivere in autonomia, senza appoggiarsi a qualcun altro, imparando a fare ciò che ancora non sa fare, andando oltre i propri limiti, in piena libertà. È Malefica chi si slancia oltre i dettami castranti".

Elena di Troia - che incarna 'la responsabilità delle proprie scelte' - "fa paura": "Non sarà una persona rassicurante, cioè prevedibile, ma obbligherà a essere autentici, a far cadere davanti a sé le maschere. E chi è in grado di far cadere le maschere può fare paura, perché fa emergere tutto ciò che si preferisce nascondere".

Difred, protagonista del romanzo distopico 'Il racconto dell'Ancella di Margaret Atwood', rappresenta la libertà d'azione: "Nella storia dell'umanità, e anche nel tempo in cui Lei vive, tutti si sentono in diritto di gestire il corpo delle donne: coprendolo, scoprendolo, abusandolo. La soluzione passa dal riprendersi la proprietà del proprio corpo, affermando il diritto di autodeterminarsi".

Medea rappresenta il tradimento di sé: "Ha messo la parte più sacra e preziosa di sé al servizio delle passioni più ordinarie del marito - vendetta, successo, potere, gloria - e quando lui l'ha abbandonata si è ritrovata vuota, distrutta. In un rapporto è meraviglioso offrirsi interamente, ma non bisogna essere disposti a mutare una parte di sé così profonda". Daenerys, la madre dei draghi del 'Trono di spade', è 'la conquista del potere' e ci insegna che "Non bisogna lottare soltanto per ottenere la possibilità di accedere ai vertici, ma soprattutto per ripensare la struttura stessa della nostra civiltà".

Morgana, la sacerdotessa sorella di Artù protagonista di 'Le nebbie di Avalon' di Marion Zimmer Bradley, è il conflitto con il mondo, colei che sente l'attrito tra il mondo in cui vorrebbe vivere e ciò che esso è realmente. La soluzione è "Ricominciare a mettere in circolo idee che per Lei sono scontate, ma che per gli altri non lo sono più. Raccontarle da capo, con parole nuove, mostrando un'alternativa. Creare nuove pratiche, mostrare come sia possibile convivere".

Dina, protagonista di 'La tenda rossa' di Anita Diamant, è il bisogno di condivisione: nella tenda rossa vengono relegate le donne quando hanno le mestruazioni e lì trovano quella complicità naturale e necessaria per non chiudersi nel silenzio.

  • di Gioia Giudici
  • 27 marzo 2019
  • 15:01

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