Società & Diritti

Demonizzati e amati, i selfie? Si meritano un museo

In America il primo tributo alla forma più praticata di ‘arte popolare’

In Usa nasce il primo Selfie Museum (immagine da pagina Facebook museo) © Ansa

Il gioco sta nel toccare opere di pregio e riconosciute in tutto il mondo e con esse farsi un selfie senza incorrere in sanzioni. Oppure di fare una esperienza interattiva entrando dentro dipinti o sculture di prestigio e immortalare il momento con l’autoscatto. Al David di Michelangelo (copia identica ma in versione narcisistica, cioè intento a scattarsi una foto con lo smartphone), ad esempio, ci si può non solo avvicinare ma stringerlo ai fianchi e scattare noi stessi un selfie. Al ‘selfie del selfie’ (scusate la ripetizione) si può aggiungere un emoticon sorridente e condividerlo subito sui social network. La stessa statua, pochi metri più avanti, è invece sbriciolata a terra, un braccio da una parte e la testa dall’altra e il visitatore può fare un nuovo scatto, questa volta corredato da una faccina triste o crudele. Insomma, con il David e poi con quello che resta. Dove si può realizzare tutto ciò?

Se nel mondo si stima che ogni giorno vengano postati sui social oltre 1 milione di autoscatti, il primo museo temporaneo (chiuderà il 31 maggio) interamente dedicato alla ‘complessa arte del selfie’ è stato aperto i giorni scorsi a Glendale, nella contea di Los Angeles. Qui anche la Gioconda è ritratta con uno smartphone in mano. Se il galateo (e i sistemi di sicurezza) impone di non fare foto a ridosso di dipinti e sculture esposti nei musei di tutto il mondo qui invece è possibile sfogarsi. I tempi sono cambiati e il Selfie Museum è l’ultimo tributo ad una delle più comuni espressioni della cultura pop contemporanea, l’autoscatto. Naturalmente le opere classiche sono tutte dei falsi ma il museo è vero ed è stato creato da Tair Mamedov e Tommy Honton e prodotto da Abylay Zhakashov. Mamedov è un noto comico, scrittore, regista e game-designer che ha lavorato nel cinema e nella televisione russa e a Los Angeles. Tommy Honton è uno scrittore, un game designer e un creatore di progetti di ‘narrazione immersiva’ (realtà virtuale). Abylay Zhakashov, infine, è un imprenditore e produttore cinematografico. The Museum of Selfies non contiene solo copie di statue o dipinti famosi è anche una galleria interattiva ad altissima tecnologia che esplora la storia e il fenomeno culturale dell’autoscatto che ha radici più antiche di quanto si possa pensare. Spiegano infatti i curatori della mostra: “Questo non è il museo dei selfie, ma una galleria sui selfie. Qui i visitatori possono esplorare l'origine dell’autoscatto attraverso la lente dell'arte, della storia, della tecnologia e della cultura mentre si scattano qualche foto con le nostre installazioni interattive. Il nostro obiettivo è far condividere le profondità invisibili e la storia di questo fenomeno culturale”. Precisano gli autori del progetto: “Che tu li ami o li odi, non vedrai più i selfie allo stesso modo. Inoltre la gente non vuole più guardare l’arte in modo passivo ma farne parte e qui si può sbizzarrire la propria creatività”. Il costo del biglietto è 25 dollari e nei primi giorni di apertura i visitatori facevano la fila avanti alle opere per farsi le fotografie. Niente cibo né bevande all’interno, consigliati invece vivamente telefonini, fotocamere, smartphone e bastoni per i selfie, si legge nel sito internet dedicato al museo. 

  • di Agnese Ferrara
  • 13 aprile 2018
  • 19:13

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