Società & Diritti

L'8 marzo è più di un simbolo, è una data viva

Le ragioni del nuovo femminismo: equità di salario, parità nel rapporto con gli uomini, lotta alle molestie

Un manifesto dell'Udi © Ansa

(di Alessandra Magliaro) Oltre 40 anni (41 per l'esattezza) dopo l'ufficializzazione dall'Onu della Giornata Internazionale delle donne - ma il Women's Day era nato molti anni prima con le operaie manifestanti a New York nel 1857, anche se l’origine si fa risalire all'8 marzo 1909 in cui centinaia di operaie morirono in un incendio nella fabbrica tessile ‘Cotton and Cotton’ in cui lavoravano a New York o secondo altre fonti all’8 marzo 1917 quando a San Pietroburgo le donne manifestarono per la fine della Prima Guerra Mondiale - l'8 marzo è ancora una data importante, simbolica, significativa

L'8 marzo è una data viva e lo dimostrano, se ce ne fosse bisogno, le centinaia di manifestazioni in tutto il mondo - dalla sfilata delle donne sopravvissute agli attacchi di acido in India, ai cortei del network internazionale Non Una di Meno e lo Sciopero Globale delle Donne, cui ha lavorato l'International Women’s Strike, la rete di donne presente in 50 paesi.

Femminismo è la parola dell'anno 2017 nel dizionario Merrian-Webster, la parola più pronunciata e spiegata. Non una parola della memoria, di una stagione antica di lotta e di rabbia , ma una parola contemporanea perchè i temi dell'uguaglianza economica, sociale e nel rapporto con gli uomini sono assolutamente attuali. Non si spiegherebbe altrimenti la tragedia del femminicidio - con un contatore di vittime tragicamente aggiornato ogni giorno - come reazione violenta di chi non accetta di essere lasciato o rifiutato, in una parola Violenza di Genere.

Ma, c'è un ma positivo che rende l'8 marzo 2018, una data che non rimanda solo al tema della violenza. Forse mai come quest'anno una nuova sorellanza - per usare un termine evocativo degli anni '70 - unisce le donne in tutto il mondo. E pazienza se a provocarla è stato un uomo, un ex potentissimo, come il molestatore seriale Harvey Weinstein. Il caso Weinstein ha aperto una diga, le denunce delle donne violentate hanno fatto nascere un movimento, il #metoo e tutto quello che è scaturito dopo. Da ottobre ad oggi l'onda lunga della vicenda Weinstein ha fatto sì che il 'mai più in silenzio' sia diventato un nuovo mantra femminile e che ora insieme si può lottare meglio, #wetoogether, perchè nessuna è sola.

Il tempo è scaduto, Time's Up, come l'organizzazione nata in America e che costituendo un fondo con un pool di avvocati e consulenti sta aiutando le centinaia di donne di ogni campo nella battaglia contro le molestie sul lavoro. In Italia è nato #DissensoComune e si è rafforzata nel 2018 la costola italiana di Non Una di Meno.

Mai come quest'anno si richiede a gran voce l'uguaglianza in tutti i campi della società e parole come gender equity e gender pay gap, cioè la differenza di retribuzione salariale tra uomini e donne che è una discriminazione che riguarda le donne di tutto il mondo, Italia compresa (all'82/mo posto nel ranking mondiale) sono di uso corrente. E anche parità nel linguaggio, perchè le parole hanno un peso, un senso e un valore. L'uguaglianza ha prima di tutto un'accezione culturale e da lì come sempre si parte. Donne, in marcia! 

  • di Alessandra Magliaro
  • 09 marzo 2018
  • 10:40

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