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Australia in fiamme, da DiCaprio a Margot Robbie le star impegnate

A Hollywood raccolta fondi per spegnere gli incendi, aiutare popolazioni e animali

Leonardo DiCaprio (ai Golden Globe con Brad Pitt) © EPA
  • Redazione ANSA
  • 13 gennaio 2020
  • 13:36

Attore e ambientalista da 30 anni: il premio Oscar Leonardo DiCaprio, attraverso la sua organizzazione ambientalista Earth Alliance (la vedova di Steve Jobs, Laurene Powell Jobs e Brian Sheth, gli altri due partner filantropi della fondazione della star di Hollywood) ha lanciato #AustraliaWildfireFund invitando altri a donare e ad unirsi all'impegno da 3 milioni di dollari che al 100% andrà a sostenere gli sforzi antincendio nell'Australia che brucia, aiutare le comunità locali più colpite dagli incendi, consentire il salvataggio della fauna selvatica e supportare il ripristino a lungo termine di ecosistemi unici. 

Le fiamme hanno bruciato un'area doppia rispetto allo stato americano del Maryland, ucciso almeno 25 persone e distrutto 2.000 case.

DiCaprio si e' quindi unito ad una lista crescente di celebrità che stanno donando fondi per l'Australia.

Le star australiane innazitutto: Kylie Minogue (mezzo milione di dollari), Chris Hemsworth (1 milione) . Margot Robbie ha postato un video su Instagram in cui dopo aver mostrato le foto della sua famiglia in Australia si è commossa chiedendo di donare anche un solo dollaro alle organizzazioni come la croce rossa o Wires Wildlife Rescuee mobilitate nell'aiuto agli animali e alle popolazioni locali o Rural fire e Country fire che stanno lavorando per spegnere gli incendi. Nicole Kidman con la sua famiglia ha donato 500 mila dollari a Rural Fire Services.

 

Ma anche Elton John (1 milione) Pink (500 mila), Kylie Jenner (1 milione) mentre attori come Hugh Jackman, Russell Crowe, Penelope Cruz, Naomi Watts , Rose Byrne, Sharon Stone ,Ellen DeGeneres sui sociali si sono uniti agli appelli per aiutare il continente .

Da settembre 2019 il continente è in fiamme e le foto e i video degli animali carbonizzati, dai koala ai canguri, sono impressionanti. Il 18 dicembre 2019 l’Australia ha vissuto la giornata più calda mai registrata nella storia, con una temperatura media di 41,9 gradi. Gli incendi si sono diffusi in tutto il paese, arrivando a bloccare l’autostrada che collega l’Australia occidentale alla costa orientale. La polizia australiana ha di recente reso noto di avere arrestato oltre 180 persone sospettate di avere appiccato incendi nel Nuovo Galles del Sud, è quindi importante ricordare la componente umana che si può celare dietro l’inizio dei roghi, che però vengono alimentati dall’estrema siccità. La colpa di questi incendi straordinariamente violenti è anche del cambiamento climatico? Sì. 

Questa ondata di caldo ha trovato terreno fertile anche a causa di una grande quantità di materiale secco particolarmente infiammabile, frutto di una siccità cominciata nell’Australia orientale ormai tre anni fa. Secondo gli esperti, per via della sua posizione, l’Australia è uno dei continenti più esposti agli effetti dei cambiamenti climatici e, ormai da tempo, proprio gli esperti avvertono con insistenza che gli incendi tenderanno a diventare sempre più frequenti a causa dell’aumento delle temperature causate dal riscaldamento globale. I periodi di siccità – che si sono intensificati già negli ultimi 3 anni – saranno sempre più lunghi, rendendo il terreno e la vegetazione più secchi e quindi adatti alla combustione. Inoltre, temperature più alte saranno la scintilla che farà scatenare numerosi incendi.

Il governo australiano sta ricevendo moltissime critiche per non aver saputo dare in questi anni una risposta chiara sul cambiamento climatico, e per aver sminuito gli allarmi ambientalisti, anche a causa del tradizionale legame del paese con l’industria mineraria e del carbone (fonte Animal Equity).

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