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Girardengo, 40 anni fa la morte del primo campionissimo di ciclismo

L'omino di Novi, un simbolo di onestà sportiva e forza nell'Italia del dopoguerra

Costante Girardengo © Ansa

E’ stato un grande campione del ciclismo quando questo sport era una rivalsa dalla miseria, da un destino fatto di emigrazione. La sua storia romanzata ha ispirato canzoni e fiction e, a 40 anni dalla sua morte, avvenuta a Cassano Spinola il 9 febbraio del 1978, sono ancora tanti i club di ciclismo amatoriale intitolati a Costante Girardengo e che ripercorrono le strade battute dal campione con lo scopo
‘’di diffondere il ciclismo quale messaggio educativo ricordando a tutti che chi pratica questo sport ha sicuramente sentimenti di rispetto per l'ambiente e per la società’’.
La sua tomba a Cassano è ancora meta di pellegrinaggio dei patiti del ciclismo, così come sono numerosi i figli di suoi ammiratori a cui è stato imposto come nome il cognome del campione, uno tra i tanti Girardengo Bernardini, classe 1928, il cui padre era un tifosissimo del campione. E anche Bernardini il ciclista lo fece davvero. Corse negli anni '50 ai tempi di Coppi e Bartali.
Le vittorie di Costante Girardengo, che fece man bassa di successi soprattutto negli anni ’10 e ’20 dello scorso secolo, hanno segnato un’epoca quella della grande migrazione verso le Americhe a cui "l'omino di Novi", come fu definito, scampò grazie alla sua bicicletta a cui si scrisse "era aggiogato come un dannato dantesco". E pensare che la famiglia da subito non condivideva questa passione e ci volle molto prima che il padre si convincesse ad acquistargli la prima bici nuova del costo di 160 lire pagata a rate.
Nella sua carriera ha vinto 6 edizioni della " Milano-Sanremo; 5 volte la Milano-Torino, "; 3 volte " giro di Lombardia ,è stato per 8 volte campione d'Italia "; un numero imprecisato di " sei giorni in pista" senza dimenticare classifiche finali del " Giro d'Italia". ‘’Il punto di forza del Gira- scriveva Nazareno Fermi è l'onestà sportiva’’.Egli ammetteva sempre la sconfitta e non accampava scuse: " sono andati più forte di me"dichiarava.
In volata primeggiava, ma era forte sul passo e non era fermo in salita. La sua carriera ha rappresentato per l'Italia dell'epoca un messaggio di forza e di determinazione nel riuscire. Ma il suo mito è cresciuto soprattutto per un’impresa non sportiva: il leggendario incontro con Sante Pollastri, uno dei più famosi banditi di quel tempo.

Incontro raccontato nella canzone di Luigi De Gregori, fratello di Francesco e da lui incisa nel 1993, ‘Il campione e il bandito’. Pollastri, anch’egli di Novi Ligure, era un grandissimo appassionato di ciclismo e tifoso del compaesano Girardengo. I due avevano un amico in comune, il massaggiatore e allenatore del campione, Biagio Cavanna, che in seguito divenne lo scopritore di Fausto Coppi. Cavanna aveva allenato anche Pollastri quando era ragazzo, ma il bandito non riuscì a sfondare nel mondo del ciclismo. Nel dicembre del 1932 Pollastri, riparato in Francia dopo una tragica rapina in una gioielleria di Milano culminata con l’uccisione del proprietario e di due poliziotti e ritenuto erroneamente morto, incontrerà Girardengo nel velodromo di Parigi dove il campione doveva disputare la ‘Sei giorni’. Pollastri racconterà dei suoi crimini al Campione e compaesano, dicendo di non rivelare alla Polizia il loro incontro. Girardengo non esiterà a denunciarlo e la polizia arresterà il bandito, dopo circa un anno, in una stazione della metropolitana parigina. L'amicizia tra il campione e il bandito, raccontata, nella fiction realizzata dalla Rai nel 2010 in realtà non c’era, era probabilmente una semplice conoscenza “di paese”. La famiglia Girardengo, che non aveva mosso critiche alla canzone di De Gregori ,sollevò non poche polemiche per la fiction interpretata da Beppe Fiorello. La realtà dei fatti non si saprà mai: Costante Girardengo morirà nel 1978 , Sante Pollastri l'anno successivo.

 

  • di Anna Lisa Antonucci
  • 08 febbraio 2018
  • 16:47

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