Moda

Sulla passerella di Fendi il futuro è un ritorno al classico

Silvia Venturini Fendi, i giovani vanno educati alla qualità

 © ANSA
  • di Gioia Giudici
  • MILANO
  • 13 gennaio 2020
  • 18:22

 "Back to the future" sulla passerella di Fendi: il tema è sempre quello di stagione, il ritorno al classico, lo svolgimento - affatto banale - parte dai tessuti intramontabili del guardaroba maschile e arriva ai capi più nuovi che cambiano colore alla luce del sole. "C'è voglia di classico perché e' una forma di perenne, abbiamo voglia - spiega Silvia Venturini Fendi - di punti fermi perché abbiamo capito che dobbiamo ridurre e che ci sono ancora i bei tessuti di una volta. I giovani devono essere educati alla qualità, dobbiamo dare loro delle alternative valide: sono abituati a comprare 100 capi che buttano via senza nemmeno metterli in lavatrice, invece devono capire che ci sono investimenti che valgono una vita". E cosa c'è in fondo di più sostenibile di un cappotto di Casentino, di un pullover con le trecce, di un pantalone di velluto? Il "classico del futuro" prende questi capisaldi del guardaroba maschile e li trasforma con un gioco di zip: la giacca ha le maniche che si staccano e si può accorciare come un bolero, il pantalone diventa uno short, il cappotto di visone in tre colori ha tre lunghezze diverse, così come il suo omologo in cashmere. Passo successivo sempre all'insegna della funzionalità, con dettagli presi dall'esperienza nel mondo degli accessori che vanno a rendere i capi ancora più pratici: le tasche passano dall'interno all'esterno e si posizionano a sinistra, per afferrare il cellulare al volo con la destra, le termonastrature percorrono i cappotti di lana double. Con la giacca così accessoriata la borsa si veste di maglia o diventa piccola come una scatolina di gioielleria, uno dei modelli ispirati al packaging della griffe che diventano gli accessori cult di stagione, dalla sacca dei cappotti a quella delle scarpe, tutte nel giallo simbolo della griffe e in versione nappa. E poi un passo ulteriore nel rivedere il classico: pantalone di flanella sì, di principe di Galles anche, ma con un pannello dietro che lo trasforma in una mezza gonna. E poi i tessuti che sembrano una cosa e invece no: pare velluto a coste ma è camoscio, a guardarlo diresti che è velluto eppure si tratta di denim floccato. Un trasformismo che divampa nell'uscita finale, con i parka creati in collaborazione con il giapponese Anrealage che al chiuso sono bianchi ma alla luce del sole (o dei faretti della passerella in questo caso) hanno delle fibre fotocromatiche che li fanno diventare gialli. E poi la nuova Peakaboo in versione da viaggio, con l'aggiunta di una base a cassetto rigido che ricorda i bauli dell'Ottocento.
   

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