Design & Giardino

Il nuovo giardinaggio: urbano, condiviso, etico. Italia quinto mercato al mondo

Euromonitor, in crescita in spazi cittadini, scuole, terrazze condominiali e in spazi tecno d'appartamento

Un orto condominiale. Nell'immagine, uno nel centro di Londra. ph- Boogich iStock. © Ansa

(di Agnese Ferrara) In tutto il mondo rinasce l'amore per il giardinaggio e l'Italia si piazza nella top Ten dei paesi che spendono di più per la cura di orti e giardini. La passione contagia i Millennials, i nati dopo il 1980, che però rifiutano i concimi chimici e non hanno davvero spazio per giardini e orti. Trovano così nuovi modi per sviluppare il loro pollice verde, anche in pochissimi metri quadrati di casa. Lo attesta un nuovo report di Euromonitor International in cui si legge che, globalmente, sono stati spesi circa 84 miliardi di dollari per la cura delle piante e degli orti, l' 11 per cento in più negli ultimi 5 anni. La cifra è destinata a salire ancora fino a raggiungere gli 88 miliardi nel 2020, prevedono gli analisti.

L'Italia, dopo 3 anni di calo degli acquisti verdi legato alla più difficile situazione macroeconomica, ora è il quinto mercato al mondo dopo Stati Uniti, Germania, Francia e Inghilterra. Lo scorso anno abbiamo speso 3,4 miliardi di euro per fare giardinaggio ma lo facciamo in modo molto diverso da quello dei nostri genitori. La vita è notevolmente cambiata, chi possiede giardini grandi per accogliere piante, prati, orti e alberi da frutta è la minoranza. La fuga dalle campagne e l’estensione del cemento anche nelle periferie ha portato (e porterà ancora di più in futuro) un’aumento impressionante del numero di abitanti negli appartamenti rispetto a chi ha la fortuna di possedere una casa giardino-dotata. Si parla di 5 miliardi di persone che nel 2030 abiteranno in 1.7 miliardi di appartamenti.
Nonostante la mancanza di verde proprio si fa strada una nuova figura, quella del giardiniere urbano, piuttosto giovane ( in media ha 35 anni), ama la natura e preferisce verdure e frutta organici. E anche quando non ha il proprio campo, vuole stare con le mani nella terra.
Quindi inventa il modo o sfrutta, laddove già esista, il ‘social sharing’ cioè la condivisione di fazzoletti di terra (concessi da sempre più numerosi Comuni della penisola, a cominciare da Roma) o cortili e terrazze condominiali per fare orti e giardini fioriti. C'è anche un dato sociale da sottolineare: l'orto condiviso in appezzamenti cittadini o nel proprio condominio va nella direzione di costruire comunità, persino in quartieri in cui non c'erano neanche le piazze. Sono quindi una vera e propia valorizzazione del territorio e anche un principio di sussidiarietà orizzontale sulla manutenzione del bene pubblico. Molte nuove costruzioni in periferia prevedono già nel progetto proprio gli orti condominiali.

E poi si condivide tutto con chi ha la stessa passione, dal falcia-erba agli annaffiatoi, dalle zappe alle forbici per potare, perché non possiede un ripostiglio proprio per gli attrezzi. Tra l'altro è anche in vigore l'eco bonus con la detrazione fiscale del 36%, cosa che è certamente di incentivo per i neo giardinieri.
In nome di una vita più green si approfitta anche della tecnologia applicata al settore: i nuovi appassionati con pollice verde arredano casa con piante che crescono con sistemi idroponici (in vasi senza terra, le radici sono nell’acqua, ora si vendono anche nei grandi magazzini perché la domanda è aumentata), o appendendo ceste o sacchi con piante sui muri per fare pareti verdi effetto tropici. In nome della tecnologia i nuovi giardinieri sfruttano a pieno anche gli impianti di irrigazione automatici ed elettronici, tarati goccia a goccia esattamente sul tipo di ortaggio che si coltiva, e non vanno più all’orto ogni giorno per dare l’acqua alle verdure come facevano i loro predecessori.
E poi si informano, leggono manuali anche online e partecipano a forum e chat fra ‘colleghi’ per saperne di più e leggono le etichette di fertilizzanti e concimi , preferendo i sistemi naturali a quelli chimici per coltivare le loro piante e ortaggi perché si preoccupano per l’ambiente. Sempre più spesso, infine, prima di piantare carote e patate fanno analizzare terra e acqua da laboratori per saggiarne la qualità.
Il giardinaggio è in grande spolvero, ma è tutta un’altra cosa rispetto a prima.

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  • Redazione ANSA
  • 05 dicembre 2017
  • 13:25

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