Esce il libro "Lauree 30 e frode"

Prefazione sottosegretario Fioramonti,è vademecum per orientarsi

Redazione ANSA ROMA

(ANSA) - ROMA, 11 LUG - Dalle istituzioni che operano in Italia vantando dubbi accreditamenti internazionali, agli istituti dediti a sfornare finte lauree ad honorem, quello dei diplomifici è un vero e proprio mercato parallelo. Una filiera della truffa a tutti gli effetti.
    Ed è proprio in questa area grigia, in cui si altera il valore e il significato della conoscenza autentica, che si addentra il volume "Lauree 30 e frode", scritto a quattro mani da Luca Lantero e Chiara Finocchietti, direttore e vicedirettore del CIMEA (Centro di informazione sulla mobilità e le equivalenze accademiche afferente alle reti NARIC - National Academic Recognition Information Centres dell'Unione Europea ed ENIC - European National Information Centres del Consiglio d'Europa e dell'Unesco) ed entrambi esperti internazionali operanti all'interno della Piattaforma ETINED del Consiglio d'Europa (Council of Europe Platform on Ethics, Transparency and Integrity in Education).
    Il libro, edito dal CIMEA e la cui prefazione è stata curata dal viceministro al MIUR Lorenzo Fioramonti, è anche un vademecum per orientarsi nelle scelte della formazione universitaria ed evitare di incappare nelle trappole della "fabbrica dei titoli". Solo guardando all'Italia sono oltre 60 le istituzioni non riconosciute citate dalle circolari del Ministero dell'Università dal 1988 al 1994, e sono 143 quelle operanti nel nostro Paese e inserite nel report del Consiglio d'Europa del '96, ma erano appena 30 dieci anni prima, all'epoca del primo rapporto dello stesso Consiglio d'Europa. A distanza di un decennio, infatti, le "diploma mill" in giro per il mondo sono passate da 700 a circa 1.330. La maglia nera spetta agli Stati Uniti che ne conta oltre 400, seguiti dal Regno Unito (a quota 195. "L'internazionalizzazione della formazione superiore e l'innovazione tecnologica - sottolinea Finocchietti - se da un lato costituiscono una enorme opportunità per la conoscenza, dall'altro rappresentano anche l'humus ideale per il proliferare di pratiche opache, per quanto antichissime, dal momento che ve ne è traccia già nel Medioevo. È pur vero però che gli strumenti di contrasto e, quindi, di salvaguardia degli standard di qualità del processo formativo ci sono e sono efficaci". Per Lantero, "accanto alla deterrenza normativa serve anche un approccio culturale diverso". (ANSA).
   

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