La Consulta cambia e apre a società

Decisione col timbro di Cartabia, pareri terzi e ascolto esperti

Redazione ANSA ROMA

(ANSA) - ROMA, 13 GEN - La Corte Costituzionale apre le sue porte alla società civile, che d'ora in poi potrà far sentire la propria voce. Un'innovazione radicale, che segue i viaggi nelle scuole e nelle carceri. Ma questa volta non saranno i giudici a uscire per ascoltare, ma esperti, associazioni, sindacati, ad entrare a palazzo e portare il loro contributo nel santuario della democrazia. Una decisione collegiale, che era nell'aria da mesi su input anche dell'ex presidente Giorgio Lattanzi, ma che porta il timbro della neo presidente Marta Cartabia. Con la delibera, che sarà pubblicata in Gazzetta Ufficiale e avrà forza normativa, la Consulta si apre all'ascolto dei cosiddetti 'amici curiae', letteralmente amici della corte, soggetti istituzionali, associazioni di categoria, organizzazioni non governative, che potranno inviare brevi opinioni scritte, e che eventualmente saranno citate in sentenza. Ad esempio, su una questione che riguarda il mondo del lavoro, sindacati e Confindustria potranno inviare un parere. Così come il garante dei detenuti o un'associazione come Antigone, in materia di carceri, o l'Anci nel caso di un giudizio che riguarda i Comuni.
    Altra novità è la possibilità di convocare esperti "di chiara fama", qualora i giudici ritengano necessario acquisire informazioni su specifiche discipline. Infine, viene codificata la possibilità che nei giudizi in via incidentale intervengano anche altri soggetti, titolari di un interesse qualificato. Una triplice innovazione accolta come un segno di modernità da parte di giuristi. "Interessante, ma in concreto rischia di mandare in corto circuito la funzionalità della Corte", riflette l'ex presidente della Consulta ed ex ministro Giovanni Maria Flick.
    Spiega che "la linea di fondo è un'apertura che dà molto rilevo alla vicenda concreta da cui nasce la questione di costituzionalità. Mi sembra sia collegata ad un'altra questione di cui si discute, sulla quale vi sono altrettante perplessità e per la quale nel caso sarebbe necessaria una modifica della Costituzione, cioè se possa trasformarsi la Corte Costituzionale in una Corte che giudica - come accade in Germania e in Spagna - sulle lesioni dei diritti fondamentali, e non sia, com'è oggi, una Corte che giudica sulla conformità delle leggi alla Costituzione". Mentre per il presidente emerito Valerio Onida il giudizio è positivo per quanto riguarda l'ascolto degli 'amici curiae': "Se portano degli elementi utili la Corte ne terrà conto", osserva, "visto che i soggetti interessati alle questioni non sono solo le parti del giudizio. Casomai, per evitare il rischio di un eccesso di atti scritti versati in giudizio, potrà valere una limitazione stabilita dalla Corte all'estensione degli atti". "Sospenderei invece, almeno in parte, il giudizio sul parere di esperti in camera di consiglio, fermo restando che la Corte ha sempre avuto e conserva la possibilità di effettuare degli accertamenti istruttori, per esempio, ma non solo, in materia finanziaria. Si avrebbe una sorta di estensione del contraddittorio al di fuori della pubblicità del giudizio".(ANSA).
   

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